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giovedì 23 settembre 2010

Allarme disoccupazione

Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 è salito all’8,5%: è il livello più alto dal terzo trimestre del 2003. L'Istat spiega, poi, che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel secondo trimestre del 2010 è salito al 27,9%. Si tratta del dato più alto dal secondo trimestre del 1999. Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, stempera ogni allarmismo: "L’Italia ha indicatori complessivi significativamente migliori della media europea".

La disoccupazione in Italia Nel secondo trimestre del 2010 il numero delle persone in cerca di occupazione ha raggiunto (in termini destagionalizzati) 2,136 milioni di unità, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre (+24 mila unità), rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente l’aumento e del 13,8%. L'Istat precisa che in valori assoluti (2,136 milioni) si tratta del livello più alto dal secondo trimestre 2001. Sempre con riferimento al tasso di disoccupazione destagionalizzato (8,5%) si registra un aumento di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre e di 1,0 punti rispetto al secondo trimestre 2009.

Un aumento più rallentato L’istituto fa notare come "in termini congiunturali si registra un incremento più rallentato". Guardando ai dati non destagionalizzati (tasso di disoccupazione 8,3%), si nota come il tasso maschile cresca dal 6,3% del secondo trimestre 2009 al 7,6%. Mentre quello femminile passa dal 8,8% al 9,4%. Nel nord l’innalzamento dell’indicatore (dal 5 al 5,9%) riguarda sia gli uomini sia le donne; nel centro, il tasso si porta al 7,1% (6,7% un anno prima) per una crescita dovuta solo agli uomini. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione risulta pari al 13,4% (dall’11,9% di un anno prima), con una punta del 16,4% per le donne. Inoltre, il tasso di disoccupazione degli stranieri aumenta per la sesta volta consecutiva, portandosi all’11,6% (10,9% nel secondo trimestre 2009).

Italia nella media Ue "I dati Istat sull’occupazione relativi al secondo trimestre confermano e consolidano quelli che erano già noti in base alle rilevazioni mensili", spiega il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi sottolineando la "sostanziale stabilità dei dati in rapporto al periodo precedente" e il fatto che "l’Italia ha indicatori complessivi significativamente migliori della media europea". "Dal punto di vista strutturale - continua il ministro - sono particolarmente rilevanti la disoccupazione e l’inattività giovanili, nonostante rimangano molti, anche nel Sud, i lavori cercati e non trovati dalle imprese. La fondamentale risposta rimane quindi quella educativa e formativa, affinch‚ le competenze corrispondano a quelle richieste dal mercato". "Il governo - conclude Sacconi - con il suo Piano triennale e lo specifico programma per l’occupabilità dei giovani, conferma un percorso fondato sull’integrazione tra apprendimento e lavoro, sul rilancio dei contratti di apprendistato, sullo sviluppo delle politiche di collocamento e ricollocamento dei lavoratori anche grazie a un rinnovato patto con le Regioni, istituzionalmente competenti per le politiche attive a partire dalla formazione".

martedì 5 gennaio 2010

Inflazione: mai così bassa dal 1959

Mai così bassa negli ultimi 50 anni. L'inflazione nel 2009, anno di crisi mondiale, in Italia si è fermata ad una media dello 0,8%, ai minimi dal lontano 1959, quando l'indice nazionale dei prezzi al consumo per la verità fu negativo e segnò un -0,4%. Fu l'ultimo caso di deflazione annua registrato nel Paese in coincidenza con l'avvio del boom economico.

Oggi, rispetto a mezzo secolo fa, i dati dell'Istat indicano da un lato un andamento contenuto della dinamica inflazionistica nell'anno appena chiuso (sotto di due punti e mezzo rispetto al 2008, quando l'inflazione si attestò al 3,3%) che soddisfa il governo ma non i consumatori e la Cgil, che denuncia una crescita zero dei salari; dall'altro, un rialzo tendenziale - per la quinta volta consecutiva dopo l'azzeramento di luglio - nel mese di dicembre (all'1%, secondo la stima, per la spinta soprattutto dei rincari di tabacchi e trasporti) che sembra preannunciare possibili ulteriori risalite nel 2010 appena cominciato, come dicono alcune previsioni.

Il dato sull'inflazione media 2009 ai minimi da 50 anni, ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, "é una conferma della severità della crisi ma anche del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non è stato penalizzato ed è anzi in molti casi aumentato". Così come il dato tendenziale in salita di dicembre è "un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche", ha proseguito il ministro avvertendo però che "in questa fase di avvio della ripresa dobbiamo impegnarci a rilanciare la crescita ma anche a tenere sotto controllo i prezzi per evitare effetti speculativi soprattutto sui prodotti di largo consumo". Di parere diverso i consumatori. Considerata la forte contrazione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, "anche questa senza precedenti storici", ha sostenuto il Codacons, il tasso di inflazione "avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo".

Mentre per Federconsumatori e Adusbef, che pure parlano di rialzo "grave", l'inflazione allo 0,8% comunque "equivale ad un'ulteriore aggravio di 240 euro annui a famiglia, che ne decurta ulteriormente il potere di acquisto". Mentre le retribuzioni di fatto, secondo stime dell'Ires Cgil, ha affermato il segretario confederale Agostino Megale, "cresceranno anch'esse dello 0,8%"; per i salari, quindi, alla luce del dato sui prezzi al consumo, la crescita è zero nel 2009".

Per il 2010 la situazione non sembra destinata a restare la stessa. "Difficilmente - ha affermato l'Ufficio Studi di Confcommercio - nei prossimi mesi si potrà tornare su dinamiche analoghe a quelle registrate nei mesi estivi del 2009". E all'inizio del 2010 "la dinamica inflazionistica potrebbe registrare una nuova risalita, anche tenuto conto dei rincari già previsti per alcuni prezzi: tariffe del gas, canone Rai e autostrade, tra le voci principali", ha segnalato l'Isae. Intanto, per il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, il dato dell'Istat è "una buona notizia" ma "é anche lo specchio della crisi, del profondo rosso dell'anno appena trascorso".

fonte: Ansa.it

mercoledì 30 dicembre 2009

Scudo fiscale: gettito record.

 

Con lo scudo fiscale sono rientrati 95 miliardi, oltre 6 punti di prodotto interno lordo. Il gettito per l'Erario è di 4,75 miliardi, uno in più di quello utilizzato per coprire alcune voci previste in Finanziaria. Ci sarebbero quindi le condizioni per il decreto sugli incentivi e per abbassare le imposte. Il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas annuncia che il 2010 sarà l’anno della riforma fiscale e del taglio alle tasse «ma la spesa pubblica va ridotta».

Dal ministero è venuta una nota molto chiara su questo punto: «Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo». Per quanto riguarda la riapertura dei termini, l'aliquota dell'imposta sostitutiva è stata portata dal 5% al 6% per chi rimpatrierà i capitali entro fine febbraio e al 7% per chi lo farà entro fine aprile. Quanto al gettito previsto secondo fonti bancarie potrebbe essere di ulteriori 30 miliardi. È stato fatto anche un bilancio dei rientri effettuati dai big del credito. Si tratterebbe di oltre 23 miliardi ottenuti sommando i risultati realizzati da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bnl, Banco Popolare e Ubibanca.

Per Intesa Sanpaolo il dato è relativo alla dichiarazione fatta da Corrado Passera in prossimità della prima scadenza (15 dicembre). Non cambia la cifra neanche Unicredit che ha indicato in 4,5 miliardi i capitali rientrati dei quali la stragrande maggioranza (circa 90%) è rappresentata da rimpatri fisici. Ai due big si aggiungono gli oltre 2 miliardi del Monte dei Paschi che sottolinea come abbia assistito la clientela, in buona parte nuova, senza la capillare presenza all'estero che caratterizza i principali concorrenti. Altri 2 miliardi di rimpatri sono stati realizzati dalla Bnl. A fronte di questi risultati diventa più probabile il decreto incentivi per gennaio.

Oltre all'auto (il Gpl e il metano), gli incentivi interesserebbero anche gli elettrodomestici e le cucine ma non quelle di lusso. Queste misure richiederebbero rispettivamente 300 milioni e 150 milioni di euro. Sul tappeto anche incentivi per le macchine utensili (altri 100 milioni). Attualmente sono previste detrazioni fiscali del 20% per l'acquisto di elettrodomestici fino a un massimo di 10 mila euro purchè però rientrino nelle ristrutturazioni.

venerdì 11 dicembre 2009

Italia in forte ripresa, secondo l’Ocse

Il superindice dell'economia Ocse di ottobre rileva la ripresa delle economie dei vari paesi, con "Canada, Francia, Italia, Germania e Regno Unito che registrano un recupero più forte rispetto al mese passato", grazie alle componenti finanziari e alla fiducia nel business. A ottobre, in particolar modo in Italia, il miglioramento è stato pari a 1,1 punti su base mensile a quota 106,5 punti e a +12,5 punti su base annuale.

Fonte: tgcom

mercoledì 9 dicembre 2009

Dubai: nuovi timori


Crescono i timori per la crisi di Dubai. Il timore e' che i debiti a rischio siano quasi il doppio dei 26 miliardi di dollari che Dubai World intende ristrutturare. Si parla di quasi 47 miliardi di dollari, una cifra che coinvolgerebbe anche ad altre societa' finora rimaste ai margini della temuta insolvenza. Finora i debiti da ristrutturare sono ufficialmente 26 miliardi di dollari e riguardano soprattutto il colosso immobiliare Nekheel, le cui passivita' nel primo semestre sono cresciute del 7,2% a 20 miliardi di dollari e che le perdite ammontano a 3,65 miliardi di dollari. Tuttavia ci sono almeno altre 5 societa' che potrebbero annunciare a breve la propria impossibilita' ad onorare le scadenze sui debiti. Si tratta di Istithmar, Draydocks, Dubai Financial, Dubai Holding Investment e Dubai International Capital. In questo caso i debiti a rischio salirebbero a quasi 35 miliardi di dollari. Ieri la Istithmar World, il colosso che detiene le partecipazioni internazionali di Dubai World, ha perso W Hotel, la sua catena di alberghi a Manhattan, che e' stata venduta per soli 2 milioni di dollari a un'asta di pignoramento. Istithmar fa sapere che questa operazione non rientra nella ristrutturazione del debito di Dubai World e la stessa Itsithmar e' stata esclusa dalla ristrutturazione. "Siamo dispiaciuti - dice un portavoce della societa' - che il creditore abbia scelto questa strada, visti i progressi che erano stati fatti nel negoziato per la ristrutturazione dei debiti di W Union Square". Istithmar aveva acquistato la catena di hotel per 282 milioni di dollari nel 2006. Gli alberghi sono stati acquisitati per 2 milioni di dollari da LEM Mezzanine, un fondo di private equity legato alla societa' immobiliare Lubert-Adler Partners. Intanto il Financial Times fa sapere che un'emissione di bond della Dubai Electrity and Water Authority da 2 miliardi di dollari, con scadenza nel 2036, potrebbe essere riscattata in anticipo il prossimo 14 dicembre, quando scade anche il bond islamico da 4 miliardi di dollari di Dubai World. La crisi di Dubai rischia dunque di allargarsi a macchia d'olio e ieri il governo ha fatto sapere che la gia ' annunciata ristrutturazione da 26 miliardi di dollari impieghera' piu' di sei mesi per essere portata a conclusione. Nel frattempo, sempre ieri, l'agenzia internazionale Moody's ha declassato il rating di sei societa' di Dubai World, portando a livello junk e cioe' 'spazzatura' il rating di Dp World, uno dei gioielli di Dubai, la societa' che controlla 49 grandi porti in tutto il mondo e che non rientra ufficialmente nella ristrutturazione. Se anche Dp World dovesse risultare a rischio di default, il debito da ristrutturare salirebbe a 46,7 miliardi di dollari.
venerdì 20 novembre 2009

I tassi Bce rimarranno fermi.


I tassi nella zona euro continuano a rimanere fermi. Ma quali sono le prospettive per i prossimi mesi. 
Miguel Fernandez Ordonez, governatore della Banca di Spagna ritiene che un rialzo dei tassi d'interesse da parte della Bce sia fuori dagli schermi radar. Secondo Ordonez, i mercati non si aspettano cambiamenti fino alla seconda metà del 2010.
Posizione pressoché simile anche negli Stati Uniti, dove non è ancora chiaro se la Federal Reserve deciderà di agire sui tassi di interesse per contrastare l'indebitamento finanziario e il rischio di una bolla. A spiegarlo è stato il presidente della Fed di San Francisco, Janet Yellen, nel corso di una conferenza ad Hong Kong.
«Tassi più alti di quelli ritenuti appropriati, in base a condizioni puramente macroeconomiche, potrebbero aiutare a giocare d'anticipo riguardo al rischio potenziale di un aumento dell'indebitamento e di un boom del prezzo degli asset», ha dichiarato Yellen che è membro votante all'interno del Federal Open Market Committee della Fed, l'organismo preposto a prendere decisioni di politica monetaria. 


martedì 17 novembre 2009

Bankitalia lancia l'allarme lira sporca


La Banca d'Italia lancia l'allarme sul rischio riciclaggio delle vecchie lire ancora in circolazione. Con il varo dello scudo fiscale, secondo l'istituto centrale, diventa sempre piu' concreta la possibilita' che dietro innocue operazioni di cambio della vecchia liretta, andata in pensione nel 2002, con la moneta europea, si nascondano operazioni sospette legate alla malavita organizzata.
A questo fine, si legge in un articolo di MF, Via Nazionale ha diramato un'apposita circolare pochi giorni fa a tutte le sue filiali (le uniche ormai deputate a cambiare lira-euro fino a febbraio 2012) per invitare tutti gli operatori di sportello e gli stessi istituti di credito coinvolti in questi giorni nella sanatoria fiscale varata dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a drizzare le antenne. E l'allarme non e' per quattro soldi ma per la bellezza di 1,3 mld euro: a tanto ammontano, infatti, gli oltre 311 milioni di banconote ancora in circolazione secondo lo stesso istituto centrale e che tra poco non avranno piu' corso legale.
Fonte: MF Finanza
lunedì 16 novembre 2009

Mutuo Variabile: Bankitalia chiede chiarezza



Il vantaggioso mutuo variabile ha spopolato tra le famiglie Italiane che si sono letteralmente lanciate a occhi chiusi stipulando mutui a taso variabile per risparmiare qualcosina.
Con il costo del denaro ai minimi storici e i tassi italiani mediamente piu’ alti dell’eurozona, le famiglie nell’anno del crollo del mercato immobiliare con i mutui in calo del 17%, come denuncia l’Ance, non hanno dubbi sul tipo di tasso.
I vantaggi sono numerosi ma cosa potra’ succedere nel futuro? Un quesito che sembra preoccupare anche bankitalia, poichè nei primi mesi del 2009 il 70% delle famiglie ah deiso per il variabile, un numero di tutto rispetto!
Anche bankitalia suggerisce una linea di condotta, perchè è essenziale che gli intermediari forniscano alla clientela una corretta e sostanziale precontrattuale sui rischi connessi alla stipula di contratti il cui onere finanziario puo’ lievitare significativamente in presenza di aumenti dei tassi di interesse.

Alla fine dell’ anno scorso il rapporto tra debiti finanziari delle famiglie e reddito disponibile risultava pari al 57% contro il 93% della zona dell`euro. Ma tra il 2004 e il 2006 l`indebitamento solo per i mutui e` salito dal 17 al 32%: una soglia ritenuta critica per l’equilibrio del bilancio familiare.
A scoraggiare i mutui a tasso fisso per Bankitalia contribuisce lo squilibrio che c’e’ rispetto all’ area euro, divergenza che risulta invece minima sui tassi variabili. Secondo le rilevazioni armonizzate - ha osservato Rinaldi - i tassi medi praticati in Italia, nel confronto con gli altri Paesi dell’area dell’euro, risultano nel complesso allineati per i mutui a tasso variabile.

Per i mutui a tasso fisso permane un divario». I numeri: sul variabile l`Italia si colloca attorno al 3% contro il 2,5% circa del resto di Eurolandia, mentre per i mutui a tasso fisso il nostro Paese viaggia tra il 4,5 e il 5% contro una media inferiore al 4% nell`Eurozona.

Questo vale per i mutui, ma anche per i prestiti e le carte di credito. «Il credito al consumo in Italia che vale complessivamente 110 miliardi di euro - ha spiegato Rinaldi - e` una forma di indebitamento piu` onerosa che all`estero con un tasso d`interesse praticato dalle banche italiane sulle nuove operazioni attorno al 10%, piu` elevato rispetto alla media dell`euro». La forma piu` costosa e’ sulle carte di credito revolving (quelle che consentono di rimborsare a rate il saldo di fine mese) con tassi pari mediamente al 17%. Poi il credito finalizzato (poco meno del 12%), i prestiti personali (l`11%) e la cessione del quinto (il 9%). Tassi rimasti praticamente uguali rispetto alla fase pre-crisi, quando il costo del denaro deciso a Francoforte era al 4% contro il piu` competitivo 1% attuale. Cosi` mentre crescono le difficolta’ delle famiglie, il credito rimane a livelli alti. E aumentano le sofferenze, con una crescita che Bankitalia valuta del 2% nei primi tre trimestri del 2009.
sabato 14 novembre 2009

Grecia: torna la recessione dopo 16 ani.



L'economia greca è finita in recessione da almeno il primo trimestre 2009 secondo i dati rivisti da Eurostat e diffusi oggi.

Si tratta per il paese membro della zona euro della prima esperienza di recessione dal 1993.

L'economia greca si è contratta dello 0,3% nel terzo trimestre, rispetto ai tre mesi precedenti. Le attese del sondaggio Reuters erano di una flessione dello 0,8%. Su anno il calo è dell'1,6% da attese di -1,4%.

Eurostat, inoltre, ha rivisto il dato del secondo trimestre che mostra ora una flessione del Pil dello 0,1%, da una crescita dello 0,2% indicata in precedenza. Su anno la variazione è negativa dell'1,2% da -0,3%.

Il Pil è in calo per due trimestri consecutivi come dimostrano i numeri del Pil del primo trimestre 2009 e del quarto trimestre 2008, sempre secondo i dati rivisti.
Fonte: Reuters

Formigoni: usciremo dalla crisi anche grazie alle super-regioni


«Ci attendiamo che la crisi ci restituisca un mondo diverso e che ne usciremo con un ruolo rafforzato delle Regioni». Roberto Formigoni punta molto sulla rete di relazioni internazionali che hanno come epicentro la Lombardia. C’è chi la chiama Onu delle Regioni, e forse la definizione è un po’ enfatica, ma certamente gli argomenti al centro dei colloqui sono di primaria importanza: sanità, capitale umano e ambiente. Temi che saranno al centro dei colloqui della prossima settimana al Pirellone. 
«È il forum delle quindici Regioni più innovative del mondo. le Regioni più avanzate possono portare un contributo alla causa dello sviluppo del mondo» dice Formigoni. Il prodotto interno lordo complessivo delle aree coinvolte è di cinquemila miliardi. Il governatore affonda il piede sull’acceleratore federalista: «Puntiamo a un federalismo più spinto possibile, competitivo e solidale. I figli più bravi è bene farli studiare di più, perché portino a casa risultati positivi anche per i propri fatelli». 
Insomma, nessun antagonismo con Roma. «Il governo nazionale è pienamente coinvolto nell’iniziativa, anche perché nessuno la ritenga un’idea strana». Tra i progetti agevolare la libera circolazione dei cervelli: «Il nostro obiettivo è arrivare a un aumento del 25 per cento dei flussi, anche coinvolgendo aziende e imprese per gli stage».
Il forum mondiale delle Regioni (intese nel senso estensivo di «entità subnazionali») si terrà a Milano dal 19 al 21 novembre. Sarà appunto l’occasione per riunire «i quindici motori del mondo», come li definisce il presidente della Regione. Oltre alla Lombardia, partecipano altre quattro Regioni europee (Baviera, Ile de France, Regione di Madrid, San Pietroburgo), cinque Regioni americane (California e Illinois dagli Stati Uniti, Nuevo Leon dal Messico, San Paolo dal Brasile e Buenos Aires dall’Argentina), una dall’Africa (Gauteng del Sudafrica), tre dall’Asia (Dubai dagli Emirati Arabi Uniti, la cinese Shangai e Singapore), una dall’Australia (New South Wales, ovvero la Regione di Sydney). Il Forum si articolerà in due sessioni plenarie politiche (quella di apertura e quella conclusiva, cui interverrà il ministro degli Esteri, Franco Frattini) e tre sessioni tematiche (sempre in seduta plenaria, dedicate a capitale umano, sanità e welfare, ambiente ed energia).
Per ciascuno di questi tre grandi temi, sanità, ambiente e capitale umano, l’obiettivo è costituire altrettante reti, o network, in grado di favorire la circolazione di conoscenze, best practices, brevetti. «La nostra idea è di usare il web e realizzare una struttura leggera, non costosa, perché tutto avverrà per via telematica e gli incontri si renderanno necessari solo raramente» assicura Formigoni.
Tra le iniziative di maggiore attualità l’agenzia ambientale che metterà in rete le quindici regioni più ricche del mondo. Il forum al Pirellone, ricorda Formigoni, si svolgerà quindici giorni prima del summit di Copenaghen sull’ambiente: «Inquinamento globale e locale non sono la stessa cosa. In determinati contesti, la diminuzione dell’inquinamento globale può far peggiorare le condizioni ambientali locali». Un esempio di conflitto di interessi ecologico sono i biocombustibili, meno inquinanti quando vengono prodotti ma più inquinanti quando vengono utilizzati, perché liberano più polveri dannose a livello locale.

Fonte: il giornale.it
mercoledì 11 novembre 2009

Crisi, l'allarme di Confcommercio: "Nel 2010 20mila negozi in meno"


Affitti, bollette, servizi bancari e l'assicurazione obbligatoria pesano per il 40 per cento sul totale delle spese delle famiglie italiane. Questo il quadro dipinto dall'Ufficio studi Confcommercio nella ricerca «Il commercio dentro la recessione» presentata a Roma. In particolare, le spese fisse sono passate dal 23,3 per cento del 1970 al 38,8 per cento del 2008. E per il 2011 si prevede un ulteriore, seppur lieve, incremento, arrivando al 39 per cento.
Secondo l'indagine le spese obbligate a carico delle famiglie italiane sono cresciute nettamente nel corso degli anni: nel 1970 il loro peso sugli esborsi totali era circa la metà (23 per cento). Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha giudicato molto negativo il dato: «Tra il 2000 e il 2008 i consumi pro-capite sono cresciuti in media di appena lo 0,5 per cento l'anno, mentre ormai le spese obbligate assorbono quasi il 40 per cento della spesa complessiva». Sangalli ha sottolineato inoltre, come sui consumi pesi anche la tassazione: «la pressione fiscale complessiva rimane oggi inchiodata intorno al 43 per cento».
«I dati chiariscono che tanto nel lungo termine quanto nell'analisi per sotto-periodi - ha spiega Mariano Bella, direttore dell'Ufficio studi - vi è stato un drenaggio continuo di risorse dai settori dei beni commercializzabili, quelli che passano dai negozi e sono scelti liberamente dai consumatori, ai settori totalmente o parzialmente protetti: l'indice dei prezzi delle spese obbligate in quasi 40 anni è cresciuto di circa 27 volte, quello dei commercializzabili di 16 volte, ovvero poco più della metà. I beni alimentari hanno un'inflazione ancora più bassa».

Per l'economia del PD Team di giovani.


La nuova categoria bersaniana è quella dei «giovani sperimentati». L'ossimoro – tale è nel panorama italiano – è stato coniato dal neo-segretario del Pd non tanto per promettere che con lui avanzerà una nuova generazione ma che ne avanzerà una diversa da quella che si è vista finora. Non più candidature simboliche o volti telegenici ma ragazzi «che tirano la carretta» e aspettano la fine del periodo di prova. Insomma, dopo Walter Veltroni, il neo-leader ridefinisce pure il profilo del giovane-democratico: non un idolo della rete o delle telecamere ma uno sherpa, uno cresciuto nell'ombra del mondo cartaceo, tutto testi e "lenzuolate". Pierluigi Bersani è forse l'unico, tra gli ex Ds, ad aver "allevato" i suoi ragazzi incrociandoli nelle stanze del ministero dell'Industria o nei suoi «giri» sul territorio. Come è accaduto con il nuovo tesoriere, Antonio Misiani, conosciuto all'inaugurazione di una sezione ex-Ds di Pradalunga, provincia di Bergamo.
fonte: Sole24ore.it
martedì 10 novembre 2009

Economia: fine della caduta libera.



Abbiamo evitato una depressione molto, molto minacciosa'': lo ha detto il presidente della Banca centrale europea e del Global Economy Meeting, Jean-Claude Trichet. 
Le misure eccezionali prese dalle autorita' finanziarie - ha detto Trichet al termine delle riunioni alla Banca dei regolamenti internazionali - hanno prodotto una ''stabilizzazione'' e le statistiche recenti confermano ''la fine della caduta libera'' delle nostre economie. 
I paesi che hanno adottato misure non convenzionali adotteranno una 'exit strategy' che sara' ''graduale, ma anche tempestiva''. Questa dunque la visione del presidente della Bce.
 "Fine della caduta libera", questo appunto il nuovo segnale di speranza per una economia che sta cercando di ripartire dopo la brutta crisi finanziaria.
Fonte: Tgcom
lunedì 9 novembre 2009

ECOFIN: OCCUPAZIONE E RIPRESA AL CENTRO VERTICE BRUXELLES


La ripresa in Europa sembra proprio arrivare e sara' sostenuta, come ha sottolineato il commissario europeo all'Economia Joaquin Almunia, nella presentazione delle previsioni d'autunno: 1,5 per cento nell'area euro nel 2011; 1,6 per cento nell'Unione Europea, l'1,4 in Italia. Questo lo porta a confermare la data del 2011 per la strategia di uscita dalla misure anticrisi, anche se con molte cautele. Se ne riparlera' lunedi' a Bruxelles in seno all'Eurogruppo, martedi' alla riunione dei ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Unione Europea. Per l'Italia ci sara' il ministro dell'economia Giulio Tremonti. Intanto la Commissione Europea porta avanti le procedure per deficit eccessivo aprendone altre 5 mercoledi', nella consueta riunione settimanale e fissando per altri nove, tra i quali l'Italia, un termine per la correzione dei deficit eccessivi. Lasciarli correre potrebbe infatti far crescere troppo l'onere degli interessi sul debito in un decennio gia' appesantito, in materia di pensioni come di sanita', dall'invecchiamento demografico della popolazione. Per la prima volta Almunia lancia tuttavia anche l'allarme occupazione che potrebbe anche mettere a rischio la crescita.
venerdì 6 novembre 2009

Italia sesto paese piu ricco


giovedì 5 novembre 2009

Notizie finanziarie: il punto sulla crisi.

domenica 1 novembre 2009

Cresce anche in Settembre la domanda di mutui.



Continua la tenuta della domanda dei mutui ipotecari, che nel mese di settembre fa segnare +8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno (dato ponderato sui giorni lavorativi). Sempre crescita la domanda di mutuo per fasce di importo più basse (al di sotto dei 75.000 tornano a ridursi le durate medie (crescono maggiormente le richieste di mutuo con
superiore ai 25 anni). Queste considerazioni su importi e durate di domande di mutuo probabilmente la conferma della presenza di una componente non irrilevante di richieste sostituzione o surrogazione di mutui già esistenti.

Di seguito sono riportati i dati di dettaglio a settembre 2009 della domanda di mutui rilevatacEURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi ad milioni di linee di credito (cioè la gran parte dei finanziamenti erogati al mercato retail).
Le variazioni rispetto allo stesso mese dell’anno precedente sono indicate sia a valori assoluti
ponderate, cioè al netto dell’effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi.
venerdì 30 ottobre 2009

GLI ITALIANI HANNO TERMINATO ANCHE I RISPARMI MOLTI SONO A RISCHIO MOROSITA’

L’Istat ha diffuso i dati relativi al secondo trimestre 2009 secondo i quali la propensione al risparmio delle famiglie è stata inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto al primo trimestre, il reddito lordo disponibile è diminuito dell’1%; il potere di acquisto, reddito disponibile in termini reali (luglio 2008 - giugno 2009), è diminuito dell’1% rispetto al trimestre precedente, dell’1,2% rispetto al corrispondente (luglio 2007-giugno 2008).

Aumentano le difficoltà delle famiglie che hanno ridotto la propensione al risparmio, la spesa e cominciano ad intaccare i risparmi, mentre il governo non ha messo in campo misure di sostegno ai redditi. Sempre di più quelle che si collocano sotto la soglia di povertà e quelle che prima appartenevano a ceti medi e oggi vivono in condizioni di forte difficoltà economica.

La diminuzione del reddito incide particolarmente nelle famiglie con forti spese che non riescono più a sostenere: il 20% delle famiglie italiane, più di 4 milioni, pagano un affitto, il 70% ad un privato, e sono in prevalenza nuclei socialmente ed economicamente deboli: il 20% sono unipersonali, il 67% monoreddito, il 40% dei capofamiglia è rappresentato da operai, il 29% da pensionati, il 23% ha più di 65 anni. Il 77% delle famiglie ha un reddito inferiore a 20.000,00 euro annui, il 20% tra 20.000,00 ed 30.000,00, solo il 3% un reddito superiore.

Per queste famiglie spesso l’unica entrata è un reddito da lavoro dipendente e l’affitto incide con percentuali insostenibili. Nell’ultimo decennio i rinnovi dei contratti hanno subito un aumento medio del +130% (145% nei grandi centri), i canoni del libero mercato proposti da privati fatto registrare un aumento medio del +150% (165% nei grandi centri).

L’aumento dei canoni e l’insostenibilità delle spese per un numero sempre crescente di famiglie ha portato negli anni ad un aumento degli sfratti per morosità (oggi l’80% di quelli emessi). Le famiglie coinvolte sono a basso reddito (il 50% percepiscono meno di 15.000,00 euro annui), ma aumentano quelle con redditi medi che nel corso del contratto hanno perso il posto di lavoro (24%) o hanno visto diminuire le proprie entrate, lavoratori in cassa integrazione, pensionati. Negli ultimi 5 anni sono stati emessi 230.000 provvedimenti di sfratto, 175.000 per morosità e sono stati eseguiti 120.000 sfratti, 100.000 per morosità.

Data l’insostenibilità dei canoni e le difficoltà delle famiglie a sostenere le spese per l’abitazione, senza misure di sostegno al reddito delle famiglie in affitto nel triennio 2009/2011 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione perchè non riusciranno a far fronte al pagamento dell’affitto.

Dalla capitale iniziativa per i padri separati.

Vita non facile, quella dei padri separati, spesso stretta fra difficoltà economiche e figli visti col contagocce. L’Assessorato alle Politiche Sociali del Campidoglio si è posto il problema e ha pensato ad una prima soluzione concreta: un “alloggio di transito” con mini-appartamenti per papà separati e single, dove passare il tempo con i bambini come in casa. Il progetto è stato presentato dall’assessore Sveva Belviso, con le associazioni volontarie che si occupano del problema e con Tiberio Timperi, testimonial dell’iniziativa.

La “casa” potrà accogliere fino ad un massimo di venti padri, residenti a Roma e in temporanea difficoltà economica. Ognuno potrà restarvi – con facoltà di ospitare i figli – per non più di un anno (ma il limite è superabile in casi di particolare difficoltà, documentati e autorizzati dal Dipartimento Politiche Sociali).

Con un contributo di 200 euro al mese si potrà risiedere in uno dei piccoli appartamenti, dotati di angolo cottura, camera da letto, saloncino con tv, bagno e lavatrice. Il complesso avrà giardini e spazi per il gioco dei bambini. Al suo interno, operatori sociali e psicologi daranno assistenza e supporto dalle 11 alle 19. Di notte, tra le 19 e le 7 del mattino, la casa sarà sorvegliata da vigilantes.

Il bando per trovare gli ambienti in cui realizzare la casa è pubblico dalla fine del mese scorso e scade il 16 novembre. Per la struttura il Comune pagherà oltre 346 mila euro.
Dal loro canto, i padri interessati dovranno inviare le domande ai Municipi di residenza, che poi le gireranno al Dipartimento Politiche Sociali.

L’alloggio di transito, ha sottolineato l’assessore Belviso, nasce come risposta alle reali difficoltà che sorgono quando le coppie con figli si separano: oltre al trauma, “l’improvviso aumento delle spese con impoverimento generale della famiglia”. Una situazione che colpisce maggiormente “i genitori non affidatari, solitamente i papà”; che, oltre a versare l’assegno di mantenimento, devono lasciare la casa.

mercoledì 21 ottobre 2009

Nasce la banca del mezzogiorno

Il mezzogiorno d’Italia è l’unica grande regione d’Europa che attualmente non ha una banca propria. Ci sono banche attive nel sud ma non sono banche a vocazione territoriale. C’è raccolta, c’è risparmio ma non ci sono impieghi indirizzati al sud. E’ da questo presupposto che nasce l’idea di creare una Banca del Mezzogiorno, come ha spiegato il ministro dell’Economia Tremonti in una conferenza stampa, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato un disegno di legge che prevede l’istituzione di una banca del Mezzogiorno.

Il provvedimento è finalizzato a creare le condizioni finanziarie per uno sviluppo del credito nel Mezzogiorno, per un riequilibrio economico dell’intero territorio nazionale, per acquisire un rapporto più bilanciato fra impieghi e depositi nelle diverse aree del Paese, nonché per fare fronte ai problemi strutturali che tuttora incidono sul credito nel Mezzogiorno.

La filosofia di questo intervento si basa su tre direttrici fondamentali: incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno; sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli;canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle Regioni meridionali.

E’ affidato al Comitato promotore il compito di avviare le iniziative necessarie al concretizzarsi dell’intervento ed a riferire al Ministro dell’economia circa modi e fattibilità dell’iniziativa. Il disegno di legge si inserisce nella politica e nella strategia del Governo per il Mezzogiorno, ma non la esaurisce.

Lo Stato, in questo progetto, assume il ruolo di facilitatore di processi e dell’iniziativa privata. Entra come socio promotore e la scommessa - come ha dichiarato il ministro Tremonti in conferenza stampa - è che la banca “vada avanti con le proprie gambe”.

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