Italia in forte ripresa, secondo l’Ocse
Il superindice dell'economia Ocse di ottobre rileva la ripresa delle economie dei vari paesi, con "Canada, Francia, Italia, Germania e Regno Unito che registrano un recupero più forte rispetto al mese passato", grazie alle componenti finanziari e alla fiducia nel business. A ottobre, in particolar modo in Italia, il miglioramento è stato pari a 1,1 punti su base mensile a quota 106,5 punti e a +12,5 punti su base annuale.
Fonte: tgcom
Aumentano le richieste di mutui.
Si mantiene alta la domanda dei mutui ipotecari, che nel mese di ottobre fa segnare nuovamente un +8% rispetto allo stesso mese del 2008 (dato ponderato a parità di giorni lavorativi). Al contempo continua il trend di leggero spostamento delle domande verso fasce di importo più basse (al di sotto dei 75.000 euro) e durate medie più brevi (crescono maggiormente le richieste di mutuo con durata tra i 20 e i 25 anni). Queste sono le informazioni raccolte ad ottobre da EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi ad oltre 70 milioni di linee di credito (cioè la gran parte dei finanziamenti erogati al mercato retail).
Secondo l’analisi sembra che il picco negativo della crisi possa considerarsi definitivamente alle spalle, dopo che la domanda di mutui registrata in tutti i mesi del 2009, eccezion fatta per il mese di gennaio, ha continuato a confermare l'inversione di tendenza rispetto ai corrispondenti mesi del 2008.
Analizzando la domanda di mutui ipotecari aggregata, nei primi 10 mesi dell'anno la percentuale di crescita si è attestata a un significativo +5%. Incremento che non raggiunge i valori a doppia cifra registrati nei primi dieci mesi del 2007 (rispetto a quelli del 2006), ma che comunque si mantiene distante dal valore negativo dei primi dieci mesi del 2008, che registrarono complessivamente un calo del -3% rispetto allo stesso periodo del 2007.
Auguri Presidente Obama: un anno dall'elezione.
Oggi è il primo anniversario dell’elezione di Obama.
In realtà il presidente americano ha iniziato a governare solo il 20 gennaio 2009, ma la data è simbolica e permette un primo bilancio del suo operato. Recentemente abbiamo parlato della sua politica estera, ora è il caso di tentare un consuntivo sulla sua gestione dell’economia.
Il presidente degli Stati Uniti ha sì salvato il paziente da morte quasi certa, ma ricorrendo a cure pesantissime e senza riuscire a estirpare il male che, come un tumore, rischia di riemergere in futuro. Vediamo perché.
1) il salvataggio dell’economia Usa è avvenuto a un costo esorbitante, tutto a carico dello Stato. Il deficit pubblico galoppa a due cifre, mentre il debito, che nel 2008 era pari al 70% del Pil, è salito al 90,4%, pari a un aumento di venti punti percentuali in dodici mesi e con la prospettiva di salire al 101% nel 2011. Sono livelli non lontani da quelli italiani. Non mi sembra un gran risultato, tanto più che l’esiguo risparmio degli americani non consente di finanziare l’acquisto di una massa immensa di Treasury bonds. Dunque l’America è ancora più dipendente dall’estero e in particolare dalla Cina.
2) Il dollaro. Come può la moneta di un Paese in rosso per 13mila miliardi di dollari rimanere la valuta di riferimento mondiale? La risposta è semplice: non può. Questo 2009 rischia di essere ricordato come il primo di un ridimensionamento strutturale del dollaro, che in un futuro non lontano appare destinato a perdere il proprio ruolo di moneta di scambio e di riserva, come accaduto alla sterlina nel dopoguerra.
3) La recessione. Nell’ultimo trimestre il Pil americano è salito a sorpresa del 3,5%, ma grazie soprattutto ai colossi incentivi pubblici varati da Obama, che stanno finendo. Una bella iniezione di cortisone, e poi? Il paziente resta piuttosto debole. La disoccupazione ha toccato il 9,8% e potrebbe arrivare al 12%, il mercato immobiliare è asfittico, l’economia privata (quella vera, non drogata dallo Stato) resta anemica.
4) C’è un solo settore che va benissimo: quello finanziario. Obama aveva promesso il cambiamento e la fine dello strapotere delle lobby soprattutto bancarie. È accaduto esattamente il contrario. Il presidente capisce poco di finanza, per sua stessa ammissione, e ha nominato Timothy Geithner ministro del Tesoro, a Larry Summers superconsigliere economico, confermando Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, ovvero si è affidato a tre economisti espressione del mondo che Obama voleva combattere e che infatti hanno fatto gli interessi di Wall Street. La Borsa è salita, ma dopo che le autorità hanno cambiato i criteri contabili delle società, permettendo di nascondere i debiti inesibigili.
Le banche Usa hanno incassato 700 miliardi di dollari in sovvenzioni statali, oggi sono più forti e potenti di prima. Nonostante le polemiche sui bonus, i banchieri incasseranno nel 2009 premi per 140 miliardi di dollari, dieci in più rispetto al 2007, mentre le annunciate riforme sono rimaste sulla carta. Finanza creativa, derivati, esposizione al rischio, trasparenza: tutto è rimasto come prima.
5) Del suo programma originario Obama ha mantenuto l’impegno a incentivare forme di energia più pulite e un’economia più verde. Troppo poco e con modalità ancora vaghe. La tanto decantata Obamanomics non si vede. E il presidente più che innovare, per ora conserva. Con un rischio sempre più evidente: quello di una nuova bolla di Borsa che forse proprio in questi giorni sta esplodendo.
Non riesco proprio a festeggiare e resto molto cauto sulla salute dell’economia americana e dunque di quella mondiale. A torto o a ragione?
Ripresa graduale per l'economia europea in autunno
Dopo aver attraversato la crisi più profonda e lunga della sua storia, l’economia dell’UE è giunta a una svolta: gli ultimi mesi hanno infatti segnato un miglioramento della situazione economica e finanziaria, secondo le consuete previsioni economiche d’autunno della Commissione Europea.
L’esecutivo europeo ritiene che l’UE uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il PIL dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009. Si attende una ripresa graduale e le previsioni del PIL sono in crescita: tre quarti di punto percentuale nel 2010 e +1,5% circa nel 2011. «La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonché alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto» spiega la Commissione.
Le prospettive restano tuttavia incerte e soggette a rischi non trascurabili, ma nel complesso sembrano compensarsi secondo la Commissione: «Se le misure politiche si dimostrassero più efficaci del previsto nel risanare il settore finanziario e migliorare la fiducia, o se la domanda mondiale aumentasse ben oltre le stime, la ripresa potrebbe essere sorprendentemente più vigorosa. D’altro lato, le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto. Inoltre, se non risanerà i suoi bilanci, il settore bancario potrebbe non essere in grado di fornire sostegno sufficiente alla ripresa. Anche i rischi che gravano sulle prospettive d’inflazione sembrano nel complesso compensarsi».
Le condizioni del mercato del lavoro, soprattutto, rimangono difficili: quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2,2% e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1,2%, stabilizzandosi poi progressivamente verso la fine del 2010 e nel 2011.
Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare: quest’anno triplicherà nell’UE (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2,2% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% circa. «Questo deterioramento deriva in parte dal funzionamento degli stabilizzatori automatici e dalle misure discrezionali adottate a sostegno dell’economia ma rispecchia anche un calo delle entrate più forte del previsto a seguito del rallentamento economico» osserva la Commissione, secondo cui il disavanzo scenderà leggermente al di sotto del 7% del PIL nel 2011, con la ripresa dell’attività e la conclusione delle misure temporanee, tuttavia il rapporto debito/PIL continuerà ad avere un andamento crescente.
Europa 16: +3,4 punti fiducia economia ottobre
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