Decreto mille proroghe
Proroga dei termini per la pubblicazione inGazzetta Ufficiale degli Studi di Settore per gli anni 2009 e 2010, estensione temporale dello “scudo fiscale“ sino al 30 aprile 2010, con modifica delle aliquote dell’ imposta “straordinaria“ e sostituzione delle agevolazioni fiscali applicabili nelle zone franche urbane con un contributo di natura finanziaria
Queste le principali misure fiscali contenute nel decreto legge 30 dicembre 2009, n.194, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative” (cd decreto mille proroghe), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.302 del 30 dicembre 2009 ed in vigore dalla stessa data.
1. Proroga dei termini per la pubblicazione in G.U. degli Studi di Settore - art.1, c. 4
2. Proroga dello scudo fiscale - art.1, c.1 - 3
3. Modifica delle agevolazioni per le zone franche urbane - art.9, c.4
4. Disposizioni in favore dell’ Abruzzo - art.1, c.10-11
1. Proroga dei termini per la pubblicazione in G.U. degli Studi di Settore - art.1, c. 4
Al fine di tener conto della crisi economica e dei mercati, l’ art.1, comma 4, del D.L. 194 / 2009, stabilisce la proroga dei termini della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli Studi di Settore per gli anni 2009 e 2010.
In particolare, viene previsto che:
- per l’ anno 2009, gli Studi di Settore dovranno essere pubblicati in G.U. entro il 31 marzo 2010;
- per l’ anno 2010, la pubblicazione in G.U. dovrà avvenire entro il 31 marzo 2011.
Tale disposizione riguarda anche lo Studio di Settore per l’ edilizia, oggetto di revisione ordinaria con decorrenza dal periodo d’ imposta 2009, e costituisce la necessaria conferma normativa delle conclusioni cui era giunta la Commissione degli Esperti (della quale fa parte anche l’ ANCE) che, con Delibera del 16 settembre 2009, si era espressa sull’ opportunità di un rinvio dell’ approvazione del nuovo Studio, anche alla luce del fatto che si tratta del primo Studio di Settore elaborato su base regionale.
2. Proroga dello scudo fiscale - art.1, c.1 - 3
L’ art.1, commi 1 - 3, dispone la proroga al 30 aprile 2010 del termine per effettuare il rimpatrio o laregolarizzazione di attività finanziarie e patrimoniali detenute all’ estero (cd scudo fiscale), introdotto dall’ art.13 - bis del D.L. 1° luglio 2009, n.78 (convertito, con modifiche, nella legge 102 / 2009) e la cui scadenza era stata fissata al 15 dicembre 2009.
Contestualmente alla proroga, vengono inoltre introdotte due diverse aliquote dell’ imposta straordinaria (originariamente fissata in misura pari al 5% del valore complessivo dei capitali rimpatriati o regolarizzati), applicabili a seconda del periodo di effettuazione della sanatoria.
In particolare, l’ aliquota dell’ imposta è pari al:
- 6%, per le operazioni che saranno perfezionate successivamente al 15 dicembre 2009 ed entro il 28 febbraio 2010;
- 7% per quelle portate a compimento dal 1° marzo al 30 aprile 2010.
Resta fermo che, per essere oggetto di regolarizzazione o di rimpatrio, le attività devono essere detenute, entro la data del 31 dicembre 2008, in Stati dell’ Unione Europea, o Stati non appartenenti all’ Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa.
Inoltre, il medesimo art.1 del provvedimento prevede, al comma 3, il raddoppio dei termini a disposizione dell’ Amministrazione Finanziaria per effettuare gli accertamenti, sia ai fini delle imposte dirette che dell’ IVA, basati sulla presunzione che gli investimenti e le attività detenute illecitamente all’ estero siano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione in Italia (di cui all’ art.12, comma 2, del citato D.L. 78/2009, convertito con modifiche nella legge 102 / 2009).
Pertanto, la notifica di tali accertamenti potrà avvenire sino all’ ottavo anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata o, in caso di dichiarazione omessa, fino al decimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione doveva essere presentata.
3. Modifica delle agevolazioni per le zone franche urbane - art.9, c.4
L’ art.9, comma 4, del provvedimento prevede l’ eliminazione del regime fiscale agevolato (esenzione dalle imposte sui redditi, dall’ IRAP e dall’ ICI), che veniva riconosciuto alle piccole e microimprese situate nelle zone franche urbane dall’ art.1, commi 340 - 341 quater, della legge 296 / 2006.
In particolare, le agevolazioni originariamente previste sono sostituite da un contributo parametrato all’ ICI dovuta da tali soggetti per gli immobili situati nelle zone franche urbane e utilizzati nell’ esercizio d’ impresa, ed all’ ammontare dei contributi previdenziali dagli stessi dovuti sulle retribuzioni dei propri lavoratori dipendenti.
4. Disposizioni in favore dell’ Abruzzo - art.1, c.10 - 11
L’ art.1, commi 10 - 11, prevede l’ adozione di specifici provvedimenti diretti a prorogare il periodo di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi, originariamente fissato sino al 30 novembre 2009, per i soggetti (persone fisiche e non) residenti o aventi domicilio fiscale o sede operativa nei Comuni colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.
In attuazione di tale disposizione è stata emanata l’ Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3837 del 30 dicembre 2009, con la quale, per i predetti soggetti, è stato prorogato sino al30 giugno 2010 il periodo di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi.
La medesima Ordinanza stabilisce, inoltre, che non si fa luogo al rimborso di quanto già versato e che, con successivo provvedimento, saranno stabilite le modalità di effettuazione degli adempimenti e dei versamenti sospesi.
Inflazione: mai così bassa dal 1959
Mai così bassa negli ultimi 50 anni. L'inflazione nel 2009, anno di crisi mondiale, in Italia si è fermata ad una media dello 0,8%, ai minimi dal lontano 1959, quando l'indice nazionale dei prezzi al consumo per la verità fu negativo e segnò un -0,4%. Fu l'ultimo caso di deflazione annua registrato nel Paese in coincidenza con l'avvio del boom economico.
Oggi, rispetto a mezzo secolo fa, i dati dell'Istat indicano da un lato un andamento contenuto della dinamica inflazionistica nell'anno appena chiuso (sotto di due punti e mezzo rispetto al 2008, quando l'inflazione si attestò al 3,3%) che soddisfa il governo ma non i consumatori e la Cgil, che denuncia una crescita zero dei salari; dall'altro, un rialzo tendenziale - per la quinta volta consecutiva dopo l'azzeramento di luglio - nel mese di dicembre (all'1%, secondo la stima, per la spinta soprattutto dei rincari di tabacchi e trasporti) che sembra preannunciare possibili ulteriori risalite nel 2010 appena cominciato, come dicono alcune previsioni.
Il dato sull'inflazione media 2009 ai minimi da 50 anni, ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, "é una conferma della severità della crisi ma anche del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non è stato penalizzato ed è anzi in molti casi aumentato". Così come il dato tendenziale in salita di dicembre è "un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche", ha proseguito il ministro avvertendo però che "in questa fase di avvio della ripresa dobbiamo impegnarci a rilanciare la crescita ma anche a tenere sotto controllo i prezzi per evitare effetti speculativi soprattutto sui prodotti di largo consumo". Di parere diverso i consumatori. Considerata la forte contrazione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, "anche questa senza precedenti storici", ha sostenuto il Codacons, il tasso di inflazione "avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo".
Mentre per Federconsumatori e Adusbef, che pure parlano di rialzo "grave", l'inflazione allo 0,8% comunque "equivale ad un'ulteriore aggravio di 240 euro annui a famiglia, che ne decurta ulteriormente il potere di acquisto". Mentre le retribuzioni di fatto, secondo stime dell'Ires Cgil, ha affermato il segretario confederale Agostino Megale, "cresceranno anch'esse dello 0,8%"; per i salari, quindi, alla luce del dato sui prezzi al consumo, la crescita è zero nel 2009".
Per il 2010 la situazione non sembra destinata a restare la stessa. "Difficilmente - ha affermato l'Ufficio Studi di Confcommercio - nei prossimi mesi si potrà tornare su dinamiche analoghe a quelle registrate nei mesi estivi del 2009". E all'inizio del 2010 "la dinamica inflazionistica potrebbe registrare una nuova risalita, anche tenuto conto dei rincari già previsti per alcuni prezzi: tariffe del gas, canone Rai e autostrade, tra le voci principali", ha segnalato l'Isae. Intanto, per il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, il dato dell'Istat è "una buona notizia" ma "é anche lo specchio della crisi, del profondo rosso dell'anno appena trascorso".
fonte: Ansa.it
Moody’s: la classifica ” dell’altra miseria”
Siamo abituati a sentire la famosa agenzia americana Moody’s che stila ogni anno la classifica della ricchezza delle Nazioni in base al loro Pil
Quello che non sentivamo così spesso è l'indice della miseria.
O meglio quest'anno per la prima volta l'hanno chiamato l'indice dell'«altra miseria».
Cosìè: non è nient’altro che la sommatoria di due sotto-indicatori che sono il deficit fiscale e il tasso di disoccupazione attesi per il 2010.
Al primo posto troviamo: la Spagna che raggiunge una cifra del 20% di disoccupazione e dove la crisi immobiliare è stata la peggiore del pianeta.
A seguire ci sono la Lettonia e la Lituania, anche loro falciate dalla crisi internazionale, per poi passara a Irlanda e Grecia dove i conti pubblici sono allo sfascio.
Scudo fiscale: gettito record.
Con lo scudo fiscale sono rientrati 95 miliardi, oltre 6 punti di prodotto interno lordo. Il gettito per l'Erario è di 4,75 miliardi, uno in più di quello utilizzato per coprire alcune voci previste in Finanziaria. Ci sarebbero quindi le condizioni per il decreto sugli incentivi e per abbassare le imposte. Il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas annuncia che il 2010 sarà l’anno della riforma fiscale e del taglio alle tasse «ma la spesa pubblica va ridotta».
Dal ministero è venuta una nota molto chiara su questo punto: «Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo». Per quanto riguarda la riapertura dei termini, l'aliquota dell'imposta sostitutiva è stata portata dal 5% al 6% per chi rimpatrierà i capitali entro fine febbraio e al 7% per chi lo farà entro fine aprile. Quanto al gettito previsto secondo fonti bancarie potrebbe essere di ulteriori 30 miliardi. È stato fatto anche un bilancio dei rientri effettuati dai big del credito. Si tratterebbe di oltre 23 miliardi ottenuti sommando i risultati realizzati da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bnl, Banco Popolare e Ubibanca.
Per Intesa Sanpaolo il dato è relativo alla dichiarazione fatta da Corrado Passera in prossimità della prima scadenza (15 dicembre). Non cambia la cifra neanche Unicredit che ha indicato in 4,5 miliardi i capitali rientrati dei quali la stragrande maggioranza (circa 90%) è rappresentata da rimpatri fisici. Ai due big si aggiungono gli oltre 2 miliardi del Monte dei Paschi che sottolinea come abbia assistito la clientela, in buona parte nuova, senza la capillare presenza all'estero che caratterizza i principali concorrenti. Altri 2 miliardi di rimpatri sono stati realizzati dalla Bnl. A fronte di questi risultati diventa più probabile il decreto incentivi per gennaio.
Oltre all'auto (il Gpl e il metano), gli incentivi interesserebbero anche gli elettrodomestici e le cucine ma non quelle di lusso. Queste misure richiederebbero rispettivamente 300 milioni e 150 milioni di euro. Sul tappeto anche incentivi per le macchine utensili (altri 100 milioni). Attualmente sono previste detrazioni fiscali del 20% per l'acquisto di elettrodomestici fino a un massimo di 10 mila euro purchè però rientrino nelle ristrutturazioni.
Mutui: tassi ancora bassi a lungo !!!!
Non si arresta la corsa a ribasso dei tassi sui mutui, scesi sotto la soglia del 3% (non accadeva dal 1995). l'indice euribor a 3 mesi - al quale si agganciano la maggior parte dei mutui casa - è stato fissato allo 0,716% e i tempi di risalita potrebbero prolungarsi rispetto a quanto ci si attendeva poco tempo fa.
I mercati stanno rivedendo a ribasso le stime sull'euribor per i prossimi 2 anni in virtù della elevata incertezza del quadro economico internazionale.
Dovrebbero dormire ancora sonni tranquilli quindi quei risparmiatori che hanno acceso un mutuo a tasso variabile: l'euribor 3 mesi che solo venerdì scorso era atteso all'1,20% entro giugno 2010, si è ridotto all'1,10%. sempre a ribasso le previsioni per i prossimi 2 anni: gli esperti, che avevano fissato il tasso all'1,89% a dicembre 2010, hanno abbassato la stima all'1,73%. tra 2 anni - a dicembre 2011 - euribor fissato a 2,58% al posto del 2,72% precedentemente previsto. per quanto concerne l'irs, il saggio di riferimento dei mutui a tasso fisso, la prospettiva di uno scenario di inflazione non preoccupante dovrebbe limitare importanti movimenti al rialzo dei tassi a medio lungo termine. l'irs 20 anni per esempio, oggi al 3,93% tra un anno è atteso dal mercato al 4,05%
fonte: idealista.it
Banca d’Italia: presentata una guida per i mutui.
Dopo le ultime vicende finanziarie e la crisi che non ci lascia respirare, la Banca d’Italia a deciso di fornire una guida pratica e fatta di semplici parole per tutti i cittadini che decidono di chiedere un prestito, ma ancora di piu’ per tutti coloro che decidono di chiedere un mutuo.
I cittadini devono muoversi tra numerose offerte del mercato e non sanno ancora quale puo’ essere la soluzione migliore tra il tasso variabile, fisso o misto di cui si parla sempre pochissimo ma che viene sottoposto in alcuni casi all’attenzione dei clienti che si rivolgono a istitutivi credito.
Il mutuo è suddiviso in due parti: una con il tasso fisso, una con il tasso variabile. Il doppio tasso è consigliabile a chi preferisce una soluzione intermedia tra il tasso fisso e il tasso variabile, equilibrando vantaggi e svantaggi di ciascuno. In alcuni casi gli enti pubblici possono contribuire al pagamento degli interessi del mutuo.
Le imposte e le agevolazioni fiscali sussistono quando il mutuo è concesso da una banca, il cliente paga un’imposta pari al 2% dell’ammontare complessivo, o allo 0,25% nel caso di acquisto della “prima casa”.
L’imposta è trattenuta direttamente dalla banca, per cui la somma percepita dal cliente è inferiore all’importo concesso. Se il mutuo è concesso da un’impresa non bancaria, per esempio una società finanziaria, le condizioni sono meno favorevoli. Ci possono poi essere altre imposte legate all’iscrizione dell’ipoteca o ad altri adempimenti.
Gli interessi pagati per un mutuo ipotecario per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell’abitazione principale sono detraibili dall’Irpef.
Per restituire il denaro si parla anche di piano di ammortamento. È importante, per i mutui che sono o potrebbero rimanere a tasso fisso per tutta la durata del contratto, chiedere all’intermediario di poter esaminare il piano di ammortamento.
Il piano di ammortamento è il progetto di restituzione del debito. Il piano stabilisce la data entro la quale tutto il debito deve essere pagato, la periodicità delle singole rate (mese, trimestre, semestre) e i criteri per determinare l’ammontare di ogni rata. Esistono diversi meccanismi di restituzione del finanziamento.
In Italia, il piano di ammortamento più diffuso è il metodo cosiddetto “francese”: la rata prevede una quota capitale crescente e una quota interessi decrescente. All’inizio si pagano soprattutto interessi; a mano a mano che il capitale viene restituito, l’ammontare degli interessi diminuisce e la quota capitale aumenta. La variazione della composizione della rata in quota capitale e quota interessi può incidere sulle detrazioni fiscali, il cui importo può quindi cambiare di anno in anno.
Tutte le informazioni utili al cittadino sono disponibili sul sito della Banca d’Italia.
Dubai fa tremare l’ europa
A Dubai c’è stato un vero terremoto. Finanziario, questa volta. La richiesta del fondo governativo Dubai World di sospendere per i prossimi sei mesi il pagamento del debito da 59 miliardi di dollari con le banche, ha scosso tutte le piazze finanziarie internazionali che in un solo giorno (il 26 novembre) hanno bruciato 152 miliardi di euro. Il fondo Dubai world, tanto per capirsi, sta costruendo vere e proprie città nella città come Jumeirah village, Jumeira Island, Park e Heights e sta completando anche la realizzazione della Palm Jumeirah che sorge davanti alla Marina. In più Dubai World si occupa anche del completamento dell’aeroporto emiratino.
La crisi, scoppiata in parte anche perché è venuta meno la promessa di copertura finanziaria da parte non solo dell’emirato ma anche della vicina Abu Dhabi, riguarda prevalentemente i debiti contratti per i numerosi e costosi progetti immobiliari che lo sceicco di Dubai, Ahmed bin Saeed al-Maktoum, ha messo in cantiere negli ultimi cinque anni e che, complice anche la crisi internazionale, sono rimasti senza credito e, soprattutto, senza acquirenti.
Quello che resta da capire è soprattutto che tipo di impatto avrà sul mercato italiano questa crisi. Se ne avrà uno. L’Italia in realtà non è uno dei paesi principali investitori nell’emirato arabo anche se nel settore immobiliare più di una società aveva cercato un approdo a Dubai. Tra questi Gabetti, Professione casa, ma anche Volpes e Multiplata. Servirà tempo e pazienza perché la situazione si riprenda. Forse più dei sei mesi richiesti per la moratoria dei debiti.
Aumentano le richieste di mutui.
Si mantiene alta la domanda dei mutui ipotecari, che nel mese di ottobre fa segnare nuovamente un +8% rispetto allo stesso mese del 2008 (dato ponderato a parità di giorni lavorativi). Al contempo continua il trend di leggero spostamento delle domande verso fasce di importo più basse (al di sotto dei 75.000 euro) e durate medie più brevi (crescono maggiormente le richieste di mutuo con durata tra i 20 e i 25 anni). Queste sono le informazioni raccolte ad ottobre da EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi ad oltre 70 milioni di linee di credito (cioè la gran parte dei finanziamenti erogati al mercato retail).
Secondo l’analisi sembra che il picco negativo della crisi possa considerarsi definitivamente alle spalle, dopo che la domanda di mutui registrata in tutti i mesi del 2009, eccezion fatta per il mese di gennaio, ha continuato a confermare l'inversione di tendenza rispetto ai corrispondenti mesi del 2008.
Analizzando la domanda di mutui ipotecari aggregata, nei primi 10 mesi dell'anno la percentuale di crescita si è attestata a un significativo +5%. Incremento che non raggiunge i valori a doppia cifra registrati nei primi dieci mesi del 2007 (rispetto a quelli del 2006), ma che comunque si mantiene distante dal valore negativo dei primi dieci mesi del 2008, che registrarono complessivamente un calo del -3% rispetto allo stesso periodo del 2007.
Il ruolo e il contributo dei fondi immobiliari nel rilancio del mercato
Limitando l’analisi sui fondi immobiliari italiani al 30 giugno 2009 occorre evidenziare quanto segue:
Nasce il Neomutuo Carige
Il «NeoMutuo», la novità lanciata da Carige nello scenario dei tassi di interesse, è stato affrontato con notevoli consensi da parte degli esperti. Il direttore generale di Carige, Alfredo Sanguinetto, fa una prima confortevole dichiarazione: «Circa la metà dei nuovi mutui, partiti in questo settembre e accesi nelle nostre filiali, è stata stipulata con questo prodotto».
Dottor Sanguinetto, Carige appare molto aggressiva in questi ultimi tempi. Prima con «ContoConto» ora con «NeoMutuo». Perché questa linea di azione?
«Non siamo diventati aggressivi. La nostra impostazione rimarrà sempre quella di una banca tranquilla, con una impostazione tradizionale e una moderata esposizione al rischio, che si rivolge soprattutto alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Diciamo che recentemente siamo diventati un pochino più aggressivi del solito. Perché vogliamo offrire ai nostri clienti prodotti competitivi. E perché ce lo possiamo permettere. Perché, pur in un momento difficile, come banca ci sentiamo molto tranquilli dal punto di vista del patrimonio e del conto economico. Per questo motivo, vorrei aprire una parentesi sulla genesi del prodotto NeoMutuo».
Dottor Sanguinetto, molti esperti si sono chiesti perché un «NeoMutuo» e non un mutuo con il cap, cioè con un tetto difronte ad un eventuale rialzo dei tassi?
«Anche noi offriamo ai clienti che lo desiderano una formula di mutuo con il cap. Preferiamo però spingere e consigliare NeoMutuo, perché il mutuo con il cap espone comunque le famiglie al rischio di una variazione significativa delle rate mensili da pagare. Le offerte di mutui con cap prevedono tutte le garanzie di un tetto tra il 2 e il 2,5%, cosa che corrisponde a un sostanziale raddoppio dei tassi attuali, e quindi a un incremento significativo dell’esborso mensile, che i contraenti tendono a quantificare, come è naturale, sulla base del tasso in vigore al momento della stipula, e non del tasso prospettico».
Un ultima domanda: chi sono i contraenti di questo Mutuo? Si può delineare un identikit?
«Il prodotto non è stato pensato per coprire le esigenze di un target preferenziale, ma per tutti i clienti della banca. Ciò detto, faccio due osservazioni. La prima è che il NeoMutuo è particolarmente adatto ai giovani, che normalmente stipulano contratti con un orizzonte temporale lungo. In questo modo si tutelano rispetto all’incremento dei tassi e rischiano, tuttalpiù, di pagare qualche rata aggiuntiva fra 15 o 20 anni, quando non se ne accorgeranno nemmeno. La seconda è che in questi due mesi, la gran parte dei sottoscrittori di NeoMutuo è stata costituita da nuovi clienti di Banca Carige. Già di per sé il mutuo è il tipico prodotto che si vende a nuovi clienti. Chi compra casa in genere è una famiglia che tipicamente ha uno, massimo due rapporti bancari. Normalmente, quando deve fare un passo così importante si guarda intorno alla ricerca delle proposte convenienti. NeoMutuo è fra queste, ma è anche molto di più, è una proposta unica sul mercato italiano, dove praticamente non ha concorrenti. Normale, quindi, che induca le persone e le famiglie a diventare clienti di Banca Carige».
I tassi Bce rimarranno fermi.
I tassi nella zona euro continuano a rimanere fermi. Ma quali sono le prospettive per i prossimi mesi.
Miguel Fernandez Ordonez, governatore della Banca di Spagna ritiene che un rialzo dei tassi d'interesse da parte della Bce sia fuori dagli schermi radar. Secondo Ordonez, i mercati non si aspettano cambiamenti fino alla seconda metà del 2010.
Posizione pressoché simile anche negli Stati Uniti, dove non è ancora chiaro se la Federal Reserve deciderà di agire sui tassi di interesse per contrastare l'indebitamento finanziario e il rischio di una bolla. A spiegarlo è stato il presidente della Fed di San Francisco, Janet Yellen, nel corso di una conferenza ad Hong Kong.
«Tassi più alti di quelli ritenuti appropriati, in base a condizioni puramente macroeconomiche, potrebbero aiutare a giocare d'anticipo riguardo al rischio potenziale di un aumento dell'indebitamento e di un boom del prezzo degli asset», ha dichiarato Yellen che è membro votante all'interno del Federal Open Market Committee della Fed, l'organismo preposto a prendere decisioni di politica monetaria.
Frenano ancora i finanziamenti delle banche alle imprese
Frenano ancora i finanziamenti delle banche alle imprese. A settembre 2009, informa il Monthly Outlook dell’Abi, la dinamica dei finanziamenti destinati alle imprese non finanziarie è risultata del -0,2%, contro il +0,9% di agosto2009 e il +10,8% di settembre 2008. A settembre è cresciuta la domanda di finanziamenti nel settore trasporti (+9,1%), nei servizi ai trasporti marittimi ed aerei (+5,5%), negli altri servizi destinabili alla vendita (+4,2%), nei prodotti minerali dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+2,8%), negli alberghi e pubblici esercizi (+2,4%). In calo, invece, i finanziamenti al comparto gomma e plastica (-7,3%), al settore del materiale e forniture elettriche (-6,5%), dei servizi delle comunicazioni (-6,4%). Diverso l’andamento dei finanziamenti alle famiglie, che hanno segnato un +3,6% a settembre, lo stesso valore di agosto 2009, mentre a settembre 2008 era stato del +1,6%. Più marcata la crescita dei finanziamenti per l’acquisto di immobili, pari al +4,6% a settembre 2009, contro il +5% di agosto e il -0,5% di settembre 2008. A ottobre 2009 i prestiti a residenti in Italia al settore privato hanno segnato una crescita tendenziale dello 0,3%, contro il +1,3% di settembre 2009 e il +5,9% di ottobre 2008. A fine ottobre l’ammontare dei prestiti al settore privato del sistema bancario è stato di 1.518 mld di euro, con un flusso netto di nuovi prestiti di 4,2 mld. I prestiti a famiglie e società non finanziarie sono stati pari a 1.333 mld (+0,3% tendenziale, +1,2% a settembre 2009). I prestiti a medio e lungo termine sono cresciuti del 2% tendenziale, mentre quelli a breve sono calati del 3,8%.
Il «Financial Times» loda Tremonti: «Grazie a lui l’Italia ha i conti a posto»
Tenere la barra dritta nei conti pubblici non procura simpatie in Parlamento, ma fa guadagnare posizioni nella classifica dei migliori ministri europei delle Finanze, stilata dall’occhiuto Financial Times. La Bibbia della city londinese promuove Giulio Tremonti al quinto posto della graduatoria: un salto alla Bob Beamon, visto che solo un anno fa il nostro ministro dell’Economia si trovava verso fondo classifica, al sedicesimo posto.
Non è facile migliorare le posizioni in tempo di crisi, e che crisi. Ce l’hanno fatta Tremonti e la vincitrice francese Christine Lagarde, settima lo scorso anno e addirittura ultima nel 2007. Al nostro ministro dell’Economia il Financial Times riconosce la «guida piuttosto ferma» delle finanze pubbliche italiane, «notoriamente poco docili». La forte performance di «mr Tremonti», aggiunge ilFinancial Times, dimostra come le cose possano cambiare in tempi di crisi: negli anni passati, l’Italia navigava nelle parti basse della classifica, e due anni fa la Francia era addirittura all’ultimo posto. Quest’anno, invece, Christine Lagarde svetta in testa alla graduatoria grazie al fatto che l’economia francese si è rivelata la più resistente alla tempesta economica e finanziaria, anche grazie a una politica fiscale che ha «tempestivamente evitato una più profonda recessione». L’annus horribilis considerato dal quotidiano britannico - dal settembre 2008 allo stesso mese del 2009 - ha invece colpito duramente il vincitore dello scorso anno, il finlandese Katainen, precipitato al dodicesimo posto insieme con l’economia del suo Paese.
«Nonostante i conflitti politici interni - scrive il Ft - Tremonti ha tenuto lustra la reputazione fiscale dell’Italia». Quinto in classifica generale, il nostro ministro mantiene la stessa posizione per quanto riguarda la valutazione economica generale (variazione del Pil, deficit, disoccupazione); scende all’ottavo posto nella speciale graduatoria anticrisi (misure specifiche ed exit strategy); finisce al tredicesimo per quanto riguarda la percezione a lungo termine dell’economia. Del resto, i problemi strutturali del nostro Paese - a partire dal debito pubblico - non li scopre il Financial Times. Per inciso, vale la pena di ricordare che nel periodo del centrosinistra - per la precisione, si trattava del governo Prodi - il ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa si aggiudicò la maglia nera nel 2006 e il terz’ultimo posto nel 2007. «Non mi sento bocciato», dichiarò Tps. In ogni caso, non era stato promosso. L’ultimo della classifica 2009 (sono diciannove i ministri finanziari presi in considerazione su ventisette) è l’irlandese Brian Leniham.
Il successo del ministro delle Finanze francese è anche legato «alla sua determinazione nelle risposta coordinata alla crisi», spiega Marco Annunziata, capoeconomista di Unicredit e componente della giuria. Alla signora Lagarde, insieme con il successo, arriva anche un avvertimento da parte dei giornalisti del quotidiano londinese: «Neppure il premio del Financial Times può garantire il lieto fine».
Fonte: ilgiornale.it
Grecia: torna la recessione dopo 16 ani.
Fonte: Reuters
Crisi, l'allarme di Confcommercio: "Nel 2010 20mila negozi in meno"
QUANDO IL MUTUO SI TRASFORMA IN DEBITO “USURAIO” È POSSIBILE CHIEDERE UN RIMBORSO
Un esempio di sforamento in usura. Se ad esempio per un mutuo ipotecario ad ottobre del 2004 avete pagato un tasso di interesse (tasso effettivo globale o TEG) superiore al 5,760%, gli interessi che vi sono stati richiesti erano “usurari”. Altrettanto se ad esempio ad aprile del 2006 vi hanno chiesto degli interessi superiori al 6,240%. Attualmente la soglia di usura prevista per la categoria dei “mutui ipotecari a tasso variabile” è fissata al 4,875%.
Dopo aver ottenuto dalla banca la misura dei tassi applicati nel corso degli anni al mutuo (vedi piano di ammortamento rilasciato), confrontate questi con le soglie di usura dei relativi periodi.
I fac simili sono disponibili gratuitamente in formato cartaceo anche presso le sedi del CTCU.
Notizie finanziarie: il Ministro Tremonti interviene in assolombarda
Notizie Finanziarie: la Fed lascia invariati i tassi d'interesse
La Federal Reserve ha deciso ieri di mantenere ancora fermi i tassi d'interesse, senza peraltro sorprendere il mercato. I Fed Funds restano così nel range tra lo 0 e lo 0,25%.
La Banca Centrale ha fatto sapere che manterrà i tassi di interesse "eccezionalmente bassi" per un esteso periodo di tempo, sottolineando che l'economia, con ogni probabilità, resterà "debole per un po' di tempo".
Tuttavia, ha detto inoltre la Fed, l'attività economica ha continuato a riprendersi e i mercati finanziari sono sostanzialmente invariati da settembre.
L'istituto ha poi indicato un mercato del lavoro ancora sotto pressione e la debolezza della spesa dei consumatori causata in parte dalla perdita di posti di lavoro.
Auguri Presidente Obama: un anno dall'elezione.
Oggi è il primo anniversario dell’elezione di Obama.
In realtà il presidente americano ha iniziato a governare solo il 20 gennaio 2009, ma la data è simbolica e permette un primo bilancio del suo operato. Recentemente abbiamo parlato della sua politica estera, ora è il caso di tentare un consuntivo sulla sua gestione dell’economia.
Il presidente degli Stati Uniti ha sì salvato il paziente da morte quasi certa, ma ricorrendo a cure pesantissime e senza riuscire a estirpare il male che, come un tumore, rischia di riemergere in futuro. Vediamo perché.
1) il salvataggio dell’economia Usa è avvenuto a un costo esorbitante, tutto a carico dello Stato. Il deficit pubblico galoppa a due cifre, mentre il debito, che nel 2008 era pari al 70% del Pil, è salito al 90,4%, pari a un aumento di venti punti percentuali in dodici mesi e con la prospettiva di salire al 101% nel 2011. Sono livelli non lontani da quelli italiani. Non mi sembra un gran risultato, tanto più che l’esiguo risparmio degli americani non consente di finanziare l’acquisto di una massa immensa di Treasury bonds. Dunque l’America è ancora più dipendente dall’estero e in particolare dalla Cina.
2) Il dollaro. Come può la moneta di un Paese in rosso per 13mila miliardi di dollari rimanere la valuta di riferimento mondiale? La risposta è semplice: non può. Questo 2009 rischia di essere ricordato come il primo di un ridimensionamento strutturale del dollaro, che in un futuro non lontano appare destinato a perdere il proprio ruolo di moneta di scambio e di riserva, come accaduto alla sterlina nel dopoguerra.
3) La recessione. Nell’ultimo trimestre il Pil americano è salito a sorpresa del 3,5%, ma grazie soprattutto ai colossi incentivi pubblici varati da Obama, che stanno finendo. Una bella iniezione di cortisone, e poi? Il paziente resta piuttosto debole. La disoccupazione ha toccato il 9,8% e potrebbe arrivare al 12%, il mercato immobiliare è asfittico, l’economia privata (quella vera, non drogata dallo Stato) resta anemica.
4) C’è un solo settore che va benissimo: quello finanziario. Obama aveva promesso il cambiamento e la fine dello strapotere delle lobby soprattutto bancarie. È accaduto esattamente il contrario. Il presidente capisce poco di finanza, per sua stessa ammissione, e ha nominato Timothy Geithner ministro del Tesoro, a Larry Summers superconsigliere economico, confermando Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, ovvero si è affidato a tre economisti espressione del mondo che Obama voleva combattere e che infatti hanno fatto gli interessi di Wall Street. La Borsa è salita, ma dopo che le autorità hanno cambiato i criteri contabili delle società, permettendo di nascondere i debiti inesibigili.
Le banche Usa hanno incassato 700 miliardi di dollari in sovvenzioni statali, oggi sono più forti e potenti di prima. Nonostante le polemiche sui bonus, i banchieri incasseranno nel 2009 premi per 140 miliardi di dollari, dieci in più rispetto al 2007, mentre le annunciate riforme sono rimaste sulla carta. Finanza creativa, derivati, esposizione al rischio, trasparenza: tutto è rimasto come prima.
5) Del suo programma originario Obama ha mantenuto l’impegno a incentivare forme di energia più pulite e un’economia più verde. Troppo poco e con modalità ancora vaghe. La tanto decantata Obamanomics non si vede. E il presidente più che innovare, per ora conserva. Con un rischio sempre più evidente: quello di una nuova bolla di Borsa che forse proprio in questi giorni sta esplodendo.
Non riesco proprio a festeggiare e resto molto cauto sulla salute dell’economia americana e dunque di quella mondiale. A torto o a ragione?
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