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domenica 29 novembre 2009

Generali spezza il mattone


Generali Ass. in manovra anche sul mattone. Una volta portata a termine l'incorporazione delle controllate Alleanza e Toro, il gruppo assicurativo si sta ora concentrando sul portafoglio immobiliare. Dopo aver dato vita a due veicoli di diritto lussemburghese che investiranno in Europa e nel Nord America, la compagnia ha infatti deciso di mettere mano a Generali Properties, la controllata che custodisce proprieta' immobiliari per 24 miliardi e che gestisce i fondi Scarlatti, Cimarosa, Eracle e Mascagni.


In particolare, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, di recente e' stata approvata la scissione parziale di Generali Properties, guidata dall'a.d. Giancarlo Scotti, a favore di Iniziative Sviluppo Immobiliare, societa' controllata al 100% da Alleanza Toro (che a sua volta fa capo al gruppo triestino). L'operazione prevede "l'assegnazione del compendio aziendale", come si legge nelle carte ufficiali di Generali Properties (a sua volta partecipata al 75% dalle Generali e per il restante 25% da Alleanza Toro), che ha un valore patrimoniale complessivo di oltre 736 milioni. Nel dettaglio, oggetto del trasferimento infragruppo sono 878 quote del fondo immobiliare chiuso Cimarosa che hanno un valore contabile di 227,9 milioni, 201 quote del fondo Scarlatti (56,6 milioni), 10 immobili di proprieta' sparsi fra Trieste, Firenze, Bari, Venezia e Gorizia (iscritti a bilancio per 115 milioni) e le partecipazioni totalitarie detenute nelle societa' immobiliari Prumus (256,3 milioni), Assitimm (44,7 milioni) e Heracles (22,2 milioni). Infine sara' conferito il 49% detenuto in Valore Immobiliare srl (12,8 milioni), una joint venture con il gruppo Ligresti (Milano Ass. e Immobiliare Costruzioni). red/vz

Fonte: milano finanza
lunedì 23 novembre 2009

Il ruolo e il contributo dei fondi immobiliari nel rilancio del mercato



L’ Istituto di Ricerca indipendente Scenari nella sua relazione, ha evidenziato che, nell’ anno che sta per finire, i fondi immobiliari europei hanno subito una flessione del 3% del proprio patrimonio netto, e una media di rendimento pari al 2,2%. In tale speciale classifica, il nostro Paese segnala, in positivo, sia il dato riguardante il patrimonio netto, cresciuto del 17% rispetto al 2008, sia quello concernente il rendimento, con una percentuale del 3,2%, molto superiore alla media europea che si attesta al 2,2%.
A livello di Europa la situazione registra marcate e importanti differenze fra i vari stati: per i fondi immobiliarianglosassoni e tedeschi la flessione è rispettivamente stata del 17% e del 14%, i fondisvizzeri registrano addirittura un trend positivo, mentre quelli francesi sono pressoché stabili (-0,6%). Quanto all’ asset allocation in Europa il 72,5% è diviso fra destinazione uffici e commerciale, mentre tale percentuale, a livello mondiale, scende al 58,5%.

Limitando l’analisi sui 
fondi immobiliari italiani al 30 giugno 2009 occorre evidenziare quanto segue:
* Riduzione delle risorse raccolte di circa il 3% dovuto all’ effetto combinato della liquidazione di unfondo e a quello della riapertura delle sottoscrizioni di alcuni fondi.
* Con riguardo al patrimonio immobiliare si registra un decremento del 6% per effetto della svalutazione immobiliare e, contemporaneamente, occorre evidenziare un saldo negativo di circa 9 milioni di euro delle compravendite del semestre (tre fondi hanno acquistato immobili per circa 91 milioni, quattordici hanno effettuato dismissioni per un valore intorno ai 100 milioni).
* La leva finanziaria è in linea con l’ anno precedente con una percentuale di indebitamento del 56%.
*Il Nav (Net Asset Value, ovvero valore netto dei titoli) ha registrato una riduzione del 12%.
* Dal punto di vista finanziario si registra un valore dello sconto medio sul Nav di circa il 40% (+ 11% rispetto al 2008) e, contestualmente, una capitalizzazione di Borsa che si attesta a 3,1 miliardi di euro (-27% rispetto all’ anno precedente).
* A livello di performance, l’ IIR (Internal Rate of Return, ovvero tasso interno di rendimento) si attesta al 6% (era l’ 8% al 30 giugno 2008), mentre il Dividend yield di cassa (rapporto dividendo - prezzo) è al 5,5%, contro il 6% di dodici mesi prima.
Un cenno, infine, alle prospettive per il 2010, che dovrebbe segnare l’ inizio della ripresa economicamondiale e che vedrà aumentare il patrimonio dei fondi immobiliari, in media, del 5,6%, con performance particolarmente interessanti per quanto riguarda Italia e Francia con un +8,3% (ancora in crisi Olanda e Spagna). Segnali di ripresa da parte dei Reits europei, incertezze per quanto concerne quelli statunitensi, mentre si segnala la crescita dei Reits asiatici, nonché la ripresa degli Lpt australiani.
mercoledì 28 ottobre 2009

Nascerà il fondo salva imprese?

Mentre ad Arcore, con la fattiva mediazione di Umberto Bossi, Silvio Berlusconi ha messo a punto il compromesso che ha chiuso ieri sera il conflitto interno aperto con Giulio Tremonti, si sono fatti piu' chiari i contenuti del piano sottoposto due giorni fa dal ministro dell'Economia ai vertici di Unicredit e Intesa Sanpaolo.

All'incontro del disgelo, si legge in un articolo di MF, non hanno partecipato solo il ministro, Corrado Passera, Alessandro Profumo, Giuseppe Guzzetti e Fabrizio Palenzona come si era saputo in un primo tempo.

Sul tavolo c'era, infatti, un altro coperto riservato al d.g. del Tesoro, Vittorio Grilli, ed e' proprio quest'ultimo che adesso terra' i contatti per realizzare il progetto.

L'idea, secondo quanto ha appreso MF-Milano Finanza, e' di creare una societa' di partecipazioni per sostenere piccole e medie imprese in difficolta' ma con prospettive di mercato sostenibili.L'intervento del nuovo fondo, nelle intenzioni di Tremonti, potrebbe avvenire lungo due direzioni: o trasformando i crediti in equity o con una partecipazione diretta al capitale. Naturalmente anche l'imprenditore dovrebbe fare la sua parte, impegnandosi di piu' nel capitale dell'azienda. Il fondo di salvataggio partirebbe con una dotazione iniziale tra 1 e 2 miliardi, ma l'obiettivo del Tesoro sarebbe quello di arrivare fino a 3 miliardi e oltre. Al capitale della societa' parteciperanno non solo Intesa e Unicredit, ma anche cinque o sei fra le principali banche (tra cui sicuramente Ubi B. e B.P.Milano, considerati tra gli istituti piu' vicini a Tremonti)

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