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giovedì 14 gennaio 2010

Decreto mille proroghe

Proroga dei termini per la pubblicazione inGazzetta Ufficiale degli Studi di Settore per gli anni 2009 e 2010, estensione temporale dello “scudo fiscale“ sino al 30 aprile 2010, con modifica delle aliquote dell’ imposta “straordinaria“ e sostituzione delle agevolazioni fiscali applicabili nelle zone franche urbane con un contributo di natura finanziaria

Queste le principali misure fiscali contenute nel decreto legge 30 dicembre 2009, n.194, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative” (cd decreto mille proroghe), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.302 del 30 dicembre 2009 ed in vigore dalla stessa data.

1. Proroga dei termini per la pubblicazione in G.U. degli Studi di Settore - art.1, c. 4
2. Proroga dello scudo fiscale - art.1, c.1 - 3
3. Modifica delle agevolazioni per le zone franche urbane - art.9, c.4
4. Disposizioni in favore dell’ Abruzzo - art.1, c.10-11

1. Proroga dei termini per la pubblicazione in G.U. degli Studi di Settore - art.1, c. 4

Al fine di tener conto della crisi economica e dei mercati, l’ art.1, comma 4, del D.L. 194 / 2009, stabilisce la proroga dei termini della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli Studi di Settore per gli anni 2009 e 2010.

In particolare, viene previsto che:
- per l’ anno 2009, gli Studi di Settore dovranno essere pubblicati in G.U. entro il 31 marzo 2010;
- per l’ anno 2010, la pubblicazione in G.U. dovrà avvenire entro il 31 marzo 2011.
Tale disposizione riguarda anche lo Studio di Settore per l’ edilizia, oggetto di revisione ordinaria con decorrenza dal periodo d’ imposta 2009, e costituisce la necessaria conferma normativa delle conclusioni cui era giunta la Commissione degli Esperti (della quale fa parte anche l’ ANCE) che, con Delibera del 16 settembre 2009, si era espressa sull’ opportunità di un rinvio dell’ approvazione del nuovo Studio, anche alla luce del fatto che si tratta del primo Studio di Settore elaborato su base regionale.

2. Proroga dello scudo fiscale - art.1, c.1 - 3

L’ art.1, commi 1 - 3, dispone la proroga al 30 aprile 2010 del termine per effettuare il rimpatrio o laregolarizzazione di attività finanziarie e patrimoniali detenute all’ estero (cd scudo fiscale), introdotto dall’ art.13 - bis del D.L. 1° luglio 2009, n.78 (convertito, con modifiche, nella legge 102 / 2009) e la cui scadenza era stata fissata al 15 dicembre 2009.

Contestualmente alla proroga, vengono inoltre introdotte due diverse aliquote dell’ imposta straordinaria (originariamente fissata in misura pari al 5% del valore complessivo dei capitali rimpatriati o regolarizzati), applicabili a seconda del periodo di effettuazione della sanatoria.

In particolare, l’ aliquota dell’ imposta è pari al:
- 6%, per le operazioni che saranno perfezionate successivamente al 15 dicembre 2009 ed entro il 28 febbraio 2010;
- 7% per quelle portate a compimento dal 1° marzo al 30 aprile 2010.

Resta fermo che, per essere oggetto di regolarizzazione o di rimpatrio, le attività devono essere detenute, entro la data del 31 dicembre 2008, in Stati dell’ Unione Europea, o Stati non appartenenti all’ Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa.

Inoltre, il medesimo art.1 del provvedimento prevede, al comma 3, il raddoppio dei termini a disposizione dell’ Amministrazione Finanziaria per effettuare gli accertamenti, sia ai fini delle imposte dirette che dell’ IVA, basati sulla presunzione che gli investimenti e le attività detenute illecitamente all’ estero siano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione in Italia (di cui all’ art.12, comma 2, del citato D.L. 78/2009, convertito con modifiche nella legge 102 / 2009).

Pertanto, la notifica di tali accertamenti potrà avvenire sino all’ ottavo anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata o, in caso di dichiarazione omessa, fino al decimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione doveva essere presentata.

3. Modifica delle agevolazioni per le zone franche urbane - art.9, c.4

L’ art.9, comma 4, del provvedimento prevede l’ eliminazione del regime fiscale agevolato (esenzione dalle imposte sui redditi, dall’ IRAP e dall’ ICI), che veniva riconosciuto alle piccole e microimprese situate nelle zone franche urbane dall’ art.1, commi 340 - 341 quater, della legge 296 / 2006.

In particolare, le agevolazioni originariamente previste sono sostituite da un contributo parametrato all’ ICI dovuta da tali soggetti per gli immobili situati nelle zone franche urbane e utilizzati nell’ esercizio d’ impresa, ed all’ ammontare dei contributi previdenziali dagli stessi dovuti sulle retribuzioni dei propri lavoratori dipendenti.

4. Disposizioni in favore dell’ Abruzzo - art.1, c.10 - 11

L’ art.1, commi 10 - 11, prevede l’ adozione di specifici provvedimenti diretti a prorogare il periodo di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi, originariamente fissato sino al 30 novembre 2009, per i soggetti (persone fisiche e non) residenti o aventi domicilio fiscale o sede operativa nei Comuni colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.

In attuazione di tale disposizione è stata emanata l’ Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3837 del 30 dicembre 2009, con la quale, per i predetti soggetti, è stato prorogato sino al30 giugno 2010 il periodo di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi.

La medesima Ordinanza stabilisce, inoltre, che non si fa luogo al rimborso di quanto già versato e che, con successivo provvedimento, saranno stabilite le modalità di effettuazione degli adempimenti e dei versamenti sospesi.

martedì 5 gennaio 2010

Inflazione: mai così bassa dal 1959

Mai così bassa negli ultimi 50 anni. L'inflazione nel 2009, anno di crisi mondiale, in Italia si è fermata ad una media dello 0,8%, ai minimi dal lontano 1959, quando l'indice nazionale dei prezzi al consumo per la verità fu negativo e segnò un -0,4%. Fu l'ultimo caso di deflazione annua registrato nel Paese in coincidenza con l'avvio del boom economico.

Oggi, rispetto a mezzo secolo fa, i dati dell'Istat indicano da un lato un andamento contenuto della dinamica inflazionistica nell'anno appena chiuso (sotto di due punti e mezzo rispetto al 2008, quando l'inflazione si attestò al 3,3%) che soddisfa il governo ma non i consumatori e la Cgil, che denuncia una crescita zero dei salari; dall'altro, un rialzo tendenziale - per la quinta volta consecutiva dopo l'azzeramento di luglio - nel mese di dicembre (all'1%, secondo la stima, per la spinta soprattutto dei rincari di tabacchi e trasporti) che sembra preannunciare possibili ulteriori risalite nel 2010 appena cominciato, come dicono alcune previsioni.

Il dato sull'inflazione media 2009 ai minimi da 50 anni, ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, "é una conferma della severità della crisi ma anche del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non è stato penalizzato ed è anzi in molti casi aumentato". Così come il dato tendenziale in salita di dicembre è "un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche", ha proseguito il ministro avvertendo però che "in questa fase di avvio della ripresa dobbiamo impegnarci a rilanciare la crescita ma anche a tenere sotto controllo i prezzi per evitare effetti speculativi soprattutto sui prodotti di largo consumo". Di parere diverso i consumatori. Considerata la forte contrazione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, "anche questa senza precedenti storici", ha sostenuto il Codacons, il tasso di inflazione "avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo".

Mentre per Federconsumatori e Adusbef, che pure parlano di rialzo "grave", l'inflazione allo 0,8% comunque "equivale ad un'ulteriore aggravio di 240 euro annui a famiglia, che ne decurta ulteriormente il potere di acquisto". Mentre le retribuzioni di fatto, secondo stime dell'Ires Cgil, ha affermato il segretario confederale Agostino Megale, "cresceranno anch'esse dello 0,8%"; per i salari, quindi, alla luce del dato sui prezzi al consumo, la crescita è zero nel 2009".

Per il 2010 la situazione non sembra destinata a restare la stessa. "Difficilmente - ha affermato l'Ufficio Studi di Confcommercio - nei prossimi mesi si potrà tornare su dinamiche analoghe a quelle registrate nei mesi estivi del 2009". E all'inizio del 2010 "la dinamica inflazionistica potrebbe registrare una nuova risalita, anche tenuto conto dei rincari già previsti per alcuni prezzi: tariffe del gas, canone Rai e autostrade, tra le voci principali", ha segnalato l'Isae. Intanto, per il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, il dato dell'Istat è "una buona notizia" ma "é anche lo specchio della crisi, del profondo rosso dell'anno appena trascorso".

fonte: Ansa.it

mercoledì 30 dicembre 2009

Moody’s: la classifica ” dell’altra miseria”


Siamo abituati a sentire la famosa agenzia americana Moody’s che stila ogni anno la classifica della ricchezza delle Nazioni in base al loro Pil
Quello che non sentivamo così spesso è  l'indice della miseria.
O meglio quest'anno per la prima volta l'hanno chiamato l'indice dell'«altra miseria».
Cosìè: non è nient’altro che la sommatoria di due sotto-indicatori che sono il deficit fiscale e il tasso di disoccupazione attesi per il 2010.
Al primo posto troviamo: la Spagna che raggiunge una cifra del 20% di disoccupazione e dove la crisi immobiliare è stata la peggiore del pianeta.
A seguire ci sono la Lettonia e la Lituania, anche loro falciate dalla crisi internazionale, per poi passara a Irlanda e Grecia dove i conti pubblici sono allo sfascio.

Scudo fiscale: gettito record.

 

Con lo scudo fiscale sono rientrati 95 miliardi, oltre 6 punti di prodotto interno lordo. Il gettito per l'Erario è di 4,75 miliardi, uno in più di quello utilizzato per coprire alcune voci previste in Finanziaria. Ci sarebbero quindi le condizioni per il decreto sugli incentivi e per abbassare le imposte. Il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas annuncia che il 2010 sarà l’anno della riforma fiscale e del taglio alle tasse «ma la spesa pubblica va ridotta».

Dal ministero è venuta una nota molto chiara su questo punto: «Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo». Per quanto riguarda la riapertura dei termini, l'aliquota dell'imposta sostitutiva è stata portata dal 5% al 6% per chi rimpatrierà i capitali entro fine febbraio e al 7% per chi lo farà entro fine aprile. Quanto al gettito previsto secondo fonti bancarie potrebbe essere di ulteriori 30 miliardi. È stato fatto anche un bilancio dei rientri effettuati dai big del credito. Si tratterebbe di oltre 23 miliardi ottenuti sommando i risultati realizzati da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bnl, Banco Popolare e Ubibanca.

Per Intesa Sanpaolo il dato è relativo alla dichiarazione fatta da Corrado Passera in prossimità della prima scadenza (15 dicembre). Non cambia la cifra neanche Unicredit che ha indicato in 4,5 miliardi i capitali rientrati dei quali la stragrande maggioranza (circa 90%) è rappresentata da rimpatri fisici. Ai due big si aggiungono gli oltre 2 miliardi del Monte dei Paschi che sottolinea come abbia assistito la clientela, in buona parte nuova, senza la capillare presenza all'estero che caratterizza i principali concorrenti. Altri 2 miliardi di rimpatri sono stati realizzati dalla Bnl. A fronte di questi risultati diventa più probabile il decreto incentivi per gennaio.

Oltre all'auto (il Gpl e il metano), gli incentivi interesserebbero anche gli elettrodomestici e le cucine ma non quelle di lusso. Queste misure richiederebbero rispettivamente 300 milioni e 150 milioni di euro. Sul tappeto anche incentivi per le macchine utensili (altri 100 milioni). Attualmente sono previste detrazioni fiscali del 20% per l'acquisto di elettrodomestici fino a un massimo di 10 mila euro purchè però rientrino nelle ristrutturazioni.

lunedì 14 dicembre 2009

Mutui: tassi ancora bassi a lungo !!!!

Non si arresta la corsa a ribasso dei tassi sui mutui, scesi sotto la soglia del 3% (non accadeva dal 1995). l'indice euribor a 3 mesi - al quale si agganciano la maggior parte dei mutui casa - è stato fissato allo 0,716% e i tempi di risalita potrebbero prolungarsi rispetto a quanto ci si attendeva poco tempo fa.

I mercati stanno rivedendo a ribasso le stime sull'euribor per i prossimi 2 anni in virtù della elevata incertezza del quadro economico internazionale.

Dovrebbero dormire ancora sonni tranquilli quindi quei risparmiatori che hanno acceso un mutuo a tasso variabile: l'euribor 3 mesi che solo venerdì scorso era atteso all'1,20% entro giugno 2010, si è ridotto all'1,10%. sempre a ribasso le previsioni per i prossimi 2 anni: gli esperti, che avevano fissato il tasso all'1,89% a dicembre 2010, hanno abbassato la stima all'1,73%. tra 2 anni - a dicembre 2011 - euribor fissato a 2,58% al posto del 2,72% precedentemente previsto. per quanto concerne l'irs, il saggio di riferimento dei mutui a tasso fisso, la prospettiva di uno scenario di inflazione non preoccupante dovrebbe limitare importanti movimenti al rialzo dei tassi a medio lungo termine. l'irs 20 anni per esempio, oggi al 3,93% tra un anno è atteso dal mercato al 4,05%

 

fonte: idealista.it

lunedì 30 novembre 2009

Banca d’Italia: presentata una guida per i mutui.

 

Dopo le ultime vicende finanziarie e la crisi che non ci lascia respirare, la Banca d’Italia a deciso di fornire una guida pratica e fatta di semplici parole per tutti i cittadini che decidono di chiedere un prestito, ma ancora di piu’ per tutti coloro che decidono di chiedere un mutuo.

I cittadini devono muoversi tra numerose offerte del mercato e non sanno ancora quale puo’ essere la soluzione migliore tra il tasso variabile, fisso o misto di cui si parla sempre pochissimo ma che viene sottoposto in alcuni casi all’attenzione dei clienti che si rivolgono a istitutivi credito.

Il mutuo è suddiviso in due parti: una con il tasso fisso, una con il tasso variabile. Il doppio tasso è consigliabile a chi preferisce una soluzione intermedia tra il tasso fisso e il tasso variabile, equilibrando vantaggi e svantaggi di ciascuno. In alcuni casi gli enti pubblici possono contribuire al pagamento degli interessi del mutuo.

Le imposte e le agevolazioni fiscali sussistono quando il mutuo è concesso da una banca, il cliente paga un’imposta pari al 2% dell’ammontare complessivo, o allo 0,25% nel caso di acquisto della “prima casa”.

L’imposta è trattenuta direttamente dalla banca, per cui la somma percepita dal cliente è inferiore all’importo concesso. Se il mutuo è concesso da un’impresa non bancaria, per esempio una società finanziaria, le condizioni sono meno favorevoli. Ci possono poi essere altre imposte legate all’iscrizione dell’ipoteca o ad altri adempimenti.
Gli interessi pagati per un mutuo ipotecario per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell’abitazione principale sono detraibili dall’Irpef.

Per restituire il denaro si parla anche di piano di ammortamento. È importante, per i mutui che sono o potrebbero rimanere a tasso fisso per tutta la durata del contratto, chiedere all’intermediario di poter esaminare il piano di ammortamento.

Il piano di ammortamento è il progetto di restituzione del debito. Il piano stabilisce la data entro la quale tutto il debito deve essere pagato, la periodicità delle singole rate (mese, trimestre, semestre) e i criteri per determinare l’ammontare di ogni rata. Esistono diversi meccanismi di restituzione del finanziamento.

In Italia, il piano di ammortamento più diffuso è il metodo cosiddetto “francese”: la rata prevede una quota capitale crescente e una quota interessi decrescente. All’inizio si pagano soprattutto interessi; a mano a mano che il capitale viene restituito, l’ammontare degli interessi diminuisce e la quota capitale aumenta. La variazione della composizione della rata in quota capitale e quota interessi può incidere sulle detrazioni fiscali, il cui importo può quindi cambiare di anno in anno.

Tutte le informazioni utili al cittadino sono disponibili sul sito della Banca d’Italia.

sabato 28 novembre 2009

Dubai fa tremare l’ europa

 

A Dubai c’è stato un vero terremoto. Finanziario, questa volta. La richiesta del fondo governativo Dubai World di sospendere per i prossimi sei mesi il pagamento del debito da 59 miliardi di dollari con le banche, ha scosso tutte le piazze finanziarie internazionali che in un solo giorno (il 26 novembre) hanno bruciato 152 miliardi di euro. Il fondo Dubai world, tanto per capirsi, sta costruendo vere e proprie città nella città come Jumeirah village, Jumeira Island, Park e Heights e sta completando anche la realizzazione della Palm Jumeirah che sorge davanti alla Marina. In più Dubai World si occupa anche del completamento dell’aeroporto emiratino.
La crisi, scoppiata in parte anche perché è venuta meno la promessa di copertura finanziaria da parte non solo dell’emirato ma anche della vicina Abu Dhabi, riguarda prevalentemente i debiti contratti per i numerosi e costosi progetti immobiliari che lo sceicco di Dubai, Ahmed bin Saeed al-Maktoum, ha messo in cantiere negli ultimi cinque anni e che, complice anche la crisi internazionale, sono rimasti senza credito e, soprattutto, senza acquirenti.
Quello che resta da capire è soprattutto che tipo di impatto avrà sul mercato italiano questa crisi. Se ne avrà uno. L’Italia in realtà non è uno dei paesi principali investitori nell’emirato arabo anche se nel settore immobiliare più di una società aveva cercato un approdo a Dubai. Tra questi Gabetti, Professione casa, ma anche Volpes e Multiplata. Servirà tempo e pazienza perché la situazione si riprenda. Forse più dei sei mesi richiesti per la moratoria dei debiti.

venerdì 27 novembre 2009

Aumentano le richieste di mutui.

 

Si mantiene alta la domanda dei mutui ipotecari, che nel mese di ottobre fa segnare nuovamente un +8% rispetto allo stesso mese del 2008 (dato ponderato a parità di giorni lavorativi). Al contempo continua il trend di leggero spostamento delle domande verso fasce di importo più basse (al di sotto dei 75.000 euro) e durate medie più brevi (crescono maggiormente le richieste di mutuo con durata tra i 20 e i 25 anni). Queste sono le informazioni raccolte ad ottobre da EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi ad oltre 70 milioni di linee di credito (cioè la gran parte dei finanziamenti erogati al mercato retail).
Secondo l’analisi sembra che il picco negativo della crisi possa considerarsi definitivamente alle spalle, dopo che la domanda di mutui registrata in tutti i mesi del 2009,  eccezion fatta per il mese di gennaio, ha continuato a confermare l'inversione di tendenza rispetto ai corrispondenti mesi del 2008.
Analizzando la domanda di mutui ipotecari aggregata, nei primi 10 mesi dell'anno la percentuale di crescita si è attestata a un significativo +5%. Incremento che non raggiunge i valori a doppia cifra registrati nei primi dieci mesi del 2007 (rispetto a quelli del 2006), ma che comunque si mantiene distante dal valore negativo dei primi dieci mesi del 2008, che registrarono complessivamente un calo del -3% rispetto allo stesso periodo del 2007.

venerdì 20 novembre 2009

I tassi Bce rimarranno fermi.


I tassi nella zona euro continuano a rimanere fermi. Ma quali sono le prospettive per i prossimi mesi. 
Miguel Fernandez Ordonez, governatore della Banca di Spagna ritiene che un rialzo dei tassi d'interesse da parte della Bce sia fuori dagli schermi radar. Secondo Ordonez, i mercati non si aspettano cambiamenti fino alla seconda metà del 2010.
Posizione pressoché simile anche negli Stati Uniti, dove non è ancora chiaro se la Federal Reserve deciderà di agire sui tassi di interesse per contrastare l'indebitamento finanziario e il rischio di una bolla. A spiegarlo è stato il presidente della Fed di San Francisco, Janet Yellen, nel corso di una conferenza ad Hong Kong.
«Tassi più alti di quelli ritenuti appropriati, in base a condizioni puramente macroeconomiche, potrebbero aiutare a giocare d'anticipo riguardo al rischio potenziale di un aumento dell'indebitamento e di un boom del prezzo degli asset», ha dichiarato Yellen che è membro votante all'interno del Federal Open Market Committee della Fed, l'organismo preposto a prendere decisioni di politica monetaria. 


mercoledì 11 novembre 2009

Per l'economia del PD Team di giovani.


La nuova categoria bersaniana è quella dei «giovani sperimentati». L'ossimoro – tale è nel panorama italiano – è stato coniato dal neo-segretario del Pd non tanto per promettere che con lui avanzerà una nuova generazione ma che ne avanzerà una diversa da quella che si è vista finora. Non più candidature simboliche o volti telegenici ma ragazzi «che tirano la carretta» e aspettano la fine del periodo di prova. Insomma, dopo Walter Veltroni, il neo-leader ridefinisce pure il profilo del giovane-democratico: non un idolo della rete o delle telecamere ma uno sherpa, uno cresciuto nell'ombra del mondo cartaceo, tutto testi e "lenzuolate". Pierluigi Bersani è forse l'unico, tra gli ex Ds, ad aver "allevato" i suoi ragazzi incrociandoli nelle stanze del ministero dell'Industria o nei suoi «giri» sul territorio. Come è accaduto con il nuovo tesoriere, Antonio Misiani, conosciuto all'inaugurazione di una sezione ex-Ds di Pradalunga, provincia di Bergamo.
fonte: Sole24ore.it
martedì 10 novembre 2009

Economia: fine della caduta libera.



Abbiamo evitato una depressione molto, molto minacciosa'': lo ha detto il presidente della Banca centrale europea e del Global Economy Meeting, Jean-Claude Trichet. 
Le misure eccezionali prese dalle autorita' finanziarie - ha detto Trichet al termine delle riunioni alla Banca dei regolamenti internazionali - hanno prodotto una ''stabilizzazione'' e le statistiche recenti confermano ''la fine della caduta libera'' delle nostre economie. 
I paesi che hanno adottato misure non convenzionali adotteranno una 'exit strategy' che sara' ''graduale, ma anche tempestiva''. Questa dunque la visione del presidente della Bce.
 "Fine della caduta libera", questo appunto il nuovo segnale di speranza per una economia che sta cercando di ripartire dopo la brutta crisi finanziaria.
Fonte: Tgcom
lunedì 9 novembre 2009

ECOFIN: OCCUPAZIONE E RIPRESA AL CENTRO VERTICE BRUXELLES


La ripresa in Europa sembra proprio arrivare e sara' sostenuta, come ha sottolineato il commissario europeo all'Economia Joaquin Almunia, nella presentazione delle previsioni d'autunno: 1,5 per cento nell'area euro nel 2011; 1,6 per cento nell'Unione Europea, l'1,4 in Italia. Questo lo porta a confermare la data del 2011 per la strategia di uscita dalla misure anticrisi, anche se con molte cautele. Se ne riparlera' lunedi' a Bruxelles in seno all'Eurogruppo, martedi' alla riunione dei ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Unione Europea. Per l'Italia ci sara' il ministro dell'economia Giulio Tremonti. Intanto la Commissione Europea porta avanti le procedure per deficit eccessivo aprendone altre 5 mercoledi', nella consueta riunione settimanale e fissando per altri nove, tra i quali l'Italia, un termine per la correzione dei deficit eccessivi. Lasciarli correre potrebbe infatti far crescere troppo l'onere degli interessi sul debito in un decennio gia' appesantito, in materia di pensioni come di sanita', dall'invecchiamento demografico della popolazione. Per la prima volta Almunia lancia tuttavia anche l'allarme occupazione che potrebbe anche mettere a rischio la crescita.

QUANDO IL MUTUO SI TRASFORMA IN DEBITO “USURAIO” È POSSIBILE CHIEDERE UN RIMBORSO



Se siete fra quelli che hanno stipulato con la banca un mutuo  a tasso variabile (in particolare un mutuo con un tasso in cui le variazioni dello stesso vengono decise unilateralmente dalla banca), allora è il momento di farsi avanti e verificare molto bene se i tassi che vi sono stati applicati abbiano “sforato” in usura. Per verificare le dimensioni del fenomeno è stata interessata di recente anche l’Autorità giudiziaria, la quale ha in corso accertamenti. Intanto alcuni consumatori hanno già richiesto ed ottenuto anche ingenti rimborsi in relazione a tassi usurari praticati.
Da qualche tempo il CTCU è alle prese con segnalazioni di consumatori che sospettano che il tasso del proprio mutuo non sia legale. Alcuni di essi, avendo fatto due conti in tasca, sono arrivati addirittura a stabilire che una parte degli interessi pagati alla banca in questi anni non erano dovuti, in quanto oltre le soglie di usura stabilite trimestralmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e hanno ottenuto già cospicui risarcimenti.
“Il sospetto è che la questione coinvolga numerosi utenti bancari e non si tratti solo di pochi casi isolati - ci spiega Walther Andreaus, direttore del CTCU - Del resto ci risulta che negli anni passati, anche quelli più recenti, siano stati stipulati numerosi contratti di mutuo ipotecario a tasso variabile, sia indicizzati che non. Resta ora da verificare se la banca abbia in tutti i casi rispettato i tassi di usura previsti dalla legge oppure no.”

Un esempio di sforamento in usura. Se ad esempio per un mutuo ipotecario ad ottobre del 2004 avete pagato un tasso di interesse (tasso effettivo globale o TEG) superiore al 5,760%, gli interessi che vi sono stati richiesti erano “usurari”. Altrettanto se ad esempio ad aprile del 2006 vi hanno chiesto degli interessi superiori al 6,240%. Attualmente la soglia di usura prevista per la categoria dei “mutui ipotecari a tasso variabile” è fissata al 4,875%.

Come procedere alla verifica? Richiedere alla banca un piano di ammortamento riepilogativo, storico, utilizzando il fac simile a disposizione sul sito del CTCU, http://www.centroconsumatori.it/ e copia del contratto di mutuo (se non lo avete già a disposizione).
Dopo aver ottenuto dalla banca la misura dei tassi applicati nel corso degli anni al mutuo (vedi piano di ammortamento rilasciato), confrontate questi con le soglie di usura dei relativi periodi.

Se dal confronto risulta che i tassi applicati sono superiori all’usura oppure di poco inferiori (massimo 0,30%), fissate un appuntamento al CTCU per un controllo più approfondito del vs. calcolo. In tale sede potranno essere decisi assieme agli esperti del Centro i passi più opportuni.
I fac simili sono disponibili gratuitamente in formato cartaceo anche presso le sedi del CTCU.

Attenzione! Quanto sopra riferito non vale per i mutui a tasso fisso. A chi ritenesse comunque di pagare attualmente un tasso troppo elevato rispetto al tasso medio di mercato (cd. TEG medio), sia nel caso di un mutuo a tasso fisso che nel caso di uno a tasso variabile, suggeriamo: di chiedere senza indugi una rinegoziazione dello stesso alla banca e se questa non si dimostra disponibile a venirvi incontro, a cambiare istituto, chiedendo la cd. surrogazione che è gratuita.
Afferma ancora Walther Andreaus: “La partita è quindi aperta e in mano ai diretti interessati. Fatevi avanti! Non ne va solo di percentuali, ma anche del denaro con il quale sbarcare il lunario in epoca di crisi.”
sabato 7 novembre 2009

Notizie finanziarie: Euribor, 3 mesi ancora su minimo storico.


Il tasso per i prestiti interbancari si conferma oggi sui minimi storici toccati ieri: l'Euribor a tre mesi si è attestato infatti allo 0,716% al fixing londinese di oggi.
Dopo che ieri la Banca centrale europea, come atteso, ha confermato i tassi di interesse all'1%, la scadenza a sei mesi è scesa ancora, scivolando sotto il tasso ufficiale per la prima volta in otto mesi a 0,997% (dall'1% di ieri), un nuovo record storico; quella ad una settimana ha proseguito nella risalita di ieri allo 0,359% dallo 0,357%.
venerdì 6 novembre 2009

Italia sesto paese piu ricco


giovedì 5 novembre 2009

Notizie finanziarie: il Ministro Tremonti interviene in assolombarda

Notizie finanziarie: il punto sulla crisi.

mercoledì 4 novembre 2009

Auguri Presidente Obama: un anno dall'elezione.


Oggi è il primo anniversario dell’elezione di Obama.
 In realtà il presidente americano ha iniziato a governare solo il 20 gennaio 2009, ma la data è simbolica e permette un primo bilancio del suo operato. Recentemente abbiamo parlato della sua politica estera, ora è il caso di tentare un consuntivo sulla sua gestione dell’economia.
obama changeUn anno fa la sua sembrava una missione impossibile: il sistema finanziario mondiale era sull’orlo del fallimento, mentre l’economia mondiale, trascinata da quella americana, galoppava verso la recessione più pesante degli ultimi 70 anni. Oggi la situazione appare decisamente migliore: il «credit crunch» è stato evitato e la crisi, benché pesante, non è paragonabile a quella del ‘29. «Il peggio è passato», proclamano gli economisti. Bravo Obama, dunque. ma è davvero così?
Il presidente degli Stati Uniti ha sì salvato il paziente da morte quasi certa, ma ricorrendo a cure pesantissime e senza riuscire a estirpare il male che, come un tumore, rischia di riemergere in futuro. Vediamo perché.
1) il salvataggio dell’economia Usa è avvenuto a un costo esorbitante, tutto a carico dello Stato. Il deficit pubblico galoppa a due cifre, mentre il debito, che nel 2008 era pari al 70% del Pil, è salito al 90,4%, pari a un aumento di venti punti percentuali in dodici mesi e con la prospettiva di salire al 101% nel 2011. Sono livelli non lontani da quelli italiani. Non mi sembra un gran risultato, tanto più che l’esiguo risparmio degli americani non consente di finanziare l’acquisto di una massa immensa di Treasury bonds. Dunque l’America è ancora più dipendente dall’estero e in particolare dalla Cina.
2) Il dollaro. Come può la moneta di un Paese in rosso per 13mila miliardi di dollari rimanere la valuta di riferimento mondiale? La risposta è semplice: non può. Questo 2009 rischia di essere ricordato come il primo di un ridimensionamento strutturale del dollaro, che in un futuro non lontano appare destinato a perdere il proprio ruolo di moneta di scambio e di riserva, come accaduto alla sterlina nel dopoguerra.
3) La recessione. Nell’ultimo trimestre il Pil americano è salito a sorpresa del 3,5%, ma grazie soprattutto ai colossi incentivi pubblici varati da Obama, che stanno finendo. Una bella iniezione di cortisone, e poi? Il paziente resta piuttosto debole. La disoccupazione ha toccato il 9,8% e potrebbe arrivare al 12%, il mercato immobiliare è asfittico, l’economia privata (quella vera, non drogata dallo Stato) resta anemica.
4) C’è un solo settore che va benissimo: quello finanziario. Obama aveva promesso il cambiamento e la fine dello strapotere delle lobby soprattutto bancarie. È accaduto esattamente il contrario. Il presidente capisce poco di finanza, per sua stessa ammissione, e ha nominato Timothy Geithner ministro del Tesoro, a Larry Summers superconsigliere economico, confermando Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, ovvero si è affidato a tre economisti espressione del mondo che Obama voleva combattere e che infatti hanno fatto gli interessi di Wall Street. La Borsa è salita, ma dopo che le autorità hanno cambiato i criteri contabili delle società, permettendo di nascondere i debiti inesibigili.
Le banche Usa hanno incassato 700 miliardi di dollari in sovvenzioni statali, oggi sono più forti e potenti di prima. Nonostante le polemiche sui bonus, i banchieri incasseranno nel 2009 premi per 140 miliardi di dollari, dieci in più rispetto al 2007, mentre le annunciate riforme sono rimaste sulla carta. Finanza creativa, derivati, esposizione al rischio, trasparenza: tutto è rimasto come prima.
5) Del suo programma originario Obama ha mantenuto l’impegno a incentivare forme di energia più pulite e un’economia più verde. Troppo poco e con modalità ancora vaghe. La tanto decantata Obamanomics non si vede. E il presidente più che innovare, per ora conserva. Con un rischio sempre più evidente: quello di una nuova bolla di Borsa che forse proprio in questi giorni sta esplodendo.
Non riesco proprio a festeggiare e resto molto cauto sulla salute dell’economia americana e dunque di quella mondiale. A torto o a ragione?

Ripresa graduale per l'economia europea in autunno




Dopo aver attraversato la crisi più profonda e lunga della sua storia, l’economia dell’UE è giunta a una svolta: gli ultimi mesi hanno infatti segnato un miglioramento della situazione economica e finanziaria, secondo le consuete previsioni economiche d’autunno della Commissione Europea.
L’esecutivo europeo ritiene che l’UE uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il PIL dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009. Si attende una ripresa graduale e le previsioni del PIL sono in crescita: tre quarti di punto percentuale nel 2010 e +1,5% circa nel 2011. «La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonché alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto» spiega la Commissione.
Le prospettive restano tuttavia incerte e soggette a rischi non trascurabili, ma nel complesso sembrano compensarsi secondo la Commissione: «Se le misure politiche si dimostrassero più efficaci del previsto nel risanare il settore finanziario e migliorare la fiducia, o se la domanda mondiale aumentasse ben oltre le stime, la ripresa potrebbe essere sorprendentemente più vigorosa. D’altro lato, le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto. Inoltre, se non risanerà i suoi bilanci, il settore bancario potrebbe non essere in grado di fornire sostegno sufficiente alla ripresa. Anche i rischi che gravano sulle prospettive d’inflazione sembrano nel complesso compensarsi».
Le condizioni del mercato del lavoro, soprattutto, rimangono difficili: quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2,2% e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1,2%, stabilizzandosi poi progressivamente verso la fine del 2010 e nel 2011.
Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare: quest’anno triplicherà nell’UE (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2,2% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% circa. «Questo deterioramento deriva in parte dal funzionamento degli stabilizzatori automatici e dalle misure discrezionali adottate a sostegno dell’economia ma rispecchia anche un calo delle entrate più forte del previsto a seguito del rallentamento economico» osserva la Commissione, secondo cui il disavanzo scenderà leggermente al di sotto del 7% del PIL nel 2011, con la ripresa dell’attività e la conclusione delle misure temporanee, tuttavia il rapporto debito/PIL continuerà ad avere un andamento crescente.

Perplessità sulla moratoria per i mutui.




La famiglie in difficoltà potranno godere della sospensione del mutuo per un periodo massimo di 12 mesi, secondo un comunicato lanciato dall’Abi.
Si spera che entro fine novembre il piano definitivo venga approvato e le misure proposte divengano a tutti gli effetti operativa. Un vincolo che però già appare difficile da superare è relativo alla “volontarietà” del provvedimento. Alle banche, infatti, è data la possibilità di aderire o meno all’accordo. Vi è quindi la legittima paura che le banche di fatto non applichino tale provvedimento, relegandolo a rimanere una semplice buona proposta, della quale gli utenti finali mai riusciranno a trarre i benefici previsti.
In realtà, infatti, una soluzione volta a sostenere le famiglie già esisteva e non teneva conto dell’arbitrarietà delle banche. Il 24 dicembre 2007, con la legge 224 si era previsto, infatti, il ricorso ad un vero e proprio fondo di solidarietà dei mutui, che consente la sospensione del pagamento del mutuo per un massimo di 2 volte e per un arco temporale che non superi i 18 mesi. Il regolamento che avrebbe dovuto far seguito alla legge, in realtà non fu mai emesso.



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