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sabato 25 settembre 2010

Epifani e Mercegaglia: grande incertezza.

Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani concorda con l'allarme sulla crescita nel nostro Paese lanciato dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. A dirlo lo stesso segretario generale a margine del convegno 'Occupazione e competitività' organizzato proprio da Confindustria. "Abbiamo una ripresa troppo bassa – ha detto - che non riesce a risolvere il problema dell'occupazione. Il governo deve fare una politica di investimenti e non di galleggiamento”.
Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è tornato anche sul tema della riforma del modello contrattuale accogliendo l’invito al dialogo  del vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. "La riforma dei contratti è il nodo che ci divide da tempo - ha spiegato - le cose sono state aggravate dalla disdetta del contratto dei metalmeccanici. Capisco la volontà di riaprire il dialogo. Da parte mia - ha concluso - c'è la richiesta di fare le cose seriamente a partire dai nodi".

giovedì 23 settembre 2010

Allarme disoccupazione

Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 è salito all’8,5%: è il livello più alto dal terzo trimestre del 2003. L'Istat spiega, poi, che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel secondo trimestre del 2010 è salito al 27,9%. Si tratta del dato più alto dal secondo trimestre del 1999. Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, stempera ogni allarmismo: "L’Italia ha indicatori complessivi significativamente migliori della media europea".

La disoccupazione in Italia Nel secondo trimestre del 2010 il numero delle persone in cerca di occupazione ha raggiunto (in termini destagionalizzati) 2,136 milioni di unità, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre (+24 mila unità), rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente l’aumento e del 13,8%. L'Istat precisa che in valori assoluti (2,136 milioni) si tratta del livello più alto dal secondo trimestre 2001. Sempre con riferimento al tasso di disoccupazione destagionalizzato (8,5%) si registra un aumento di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre e di 1,0 punti rispetto al secondo trimestre 2009.

Un aumento più rallentato L’istituto fa notare come "in termini congiunturali si registra un incremento più rallentato". Guardando ai dati non destagionalizzati (tasso di disoccupazione 8,3%), si nota come il tasso maschile cresca dal 6,3% del secondo trimestre 2009 al 7,6%. Mentre quello femminile passa dal 8,8% al 9,4%. Nel nord l’innalzamento dell’indicatore (dal 5 al 5,9%) riguarda sia gli uomini sia le donne; nel centro, il tasso si porta al 7,1% (6,7% un anno prima) per una crescita dovuta solo agli uomini. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione risulta pari al 13,4% (dall’11,9% di un anno prima), con una punta del 16,4% per le donne. Inoltre, il tasso di disoccupazione degli stranieri aumenta per la sesta volta consecutiva, portandosi all’11,6% (10,9% nel secondo trimestre 2009).

Italia nella media Ue "I dati Istat sull’occupazione relativi al secondo trimestre confermano e consolidano quelli che erano già noti in base alle rilevazioni mensili", spiega il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi sottolineando la "sostanziale stabilità dei dati in rapporto al periodo precedente" e il fatto che "l’Italia ha indicatori complessivi significativamente migliori della media europea". "Dal punto di vista strutturale - continua il ministro - sono particolarmente rilevanti la disoccupazione e l’inattività giovanili, nonostante rimangano molti, anche nel Sud, i lavori cercati e non trovati dalle imprese. La fondamentale risposta rimane quindi quella educativa e formativa, affinch‚ le competenze corrispondano a quelle richieste dal mercato". "Il governo - conclude Sacconi - con il suo Piano triennale e lo specifico programma per l’occupabilità dei giovani, conferma un percorso fondato sull’integrazione tra apprendimento e lavoro, sul rilancio dei contratti di apprendistato, sullo sviluppo delle politiche di collocamento e ricollocamento dei lavoratori anche grazie a un rinnovato patto con le Regioni, istituzionalmente competenti per le politiche attive a partire dalla formazione".

martedì 5 gennaio 2010

Inflazione: mai così bassa dal 1959

Mai così bassa negli ultimi 50 anni. L'inflazione nel 2009, anno di crisi mondiale, in Italia si è fermata ad una media dello 0,8%, ai minimi dal lontano 1959, quando l'indice nazionale dei prezzi al consumo per la verità fu negativo e segnò un -0,4%. Fu l'ultimo caso di deflazione annua registrato nel Paese in coincidenza con l'avvio del boom economico.

Oggi, rispetto a mezzo secolo fa, i dati dell'Istat indicano da un lato un andamento contenuto della dinamica inflazionistica nell'anno appena chiuso (sotto di due punti e mezzo rispetto al 2008, quando l'inflazione si attestò al 3,3%) che soddisfa il governo ma non i consumatori e la Cgil, che denuncia una crescita zero dei salari; dall'altro, un rialzo tendenziale - per la quinta volta consecutiva dopo l'azzeramento di luglio - nel mese di dicembre (all'1%, secondo la stima, per la spinta soprattutto dei rincari di tabacchi e trasporti) che sembra preannunciare possibili ulteriori risalite nel 2010 appena cominciato, come dicono alcune previsioni.

Il dato sull'inflazione media 2009 ai minimi da 50 anni, ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, "é una conferma della severità della crisi ma anche del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non è stato penalizzato ed è anzi in molti casi aumentato". Così come il dato tendenziale in salita di dicembre è "un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche", ha proseguito il ministro avvertendo però che "in questa fase di avvio della ripresa dobbiamo impegnarci a rilanciare la crescita ma anche a tenere sotto controllo i prezzi per evitare effetti speculativi soprattutto sui prodotti di largo consumo". Di parere diverso i consumatori. Considerata la forte contrazione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, "anche questa senza precedenti storici", ha sostenuto il Codacons, il tasso di inflazione "avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo".

Mentre per Federconsumatori e Adusbef, che pure parlano di rialzo "grave", l'inflazione allo 0,8% comunque "equivale ad un'ulteriore aggravio di 240 euro annui a famiglia, che ne decurta ulteriormente il potere di acquisto". Mentre le retribuzioni di fatto, secondo stime dell'Ires Cgil, ha affermato il segretario confederale Agostino Megale, "cresceranno anch'esse dello 0,8%"; per i salari, quindi, alla luce del dato sui prezzi al consumo, la crescita è zero nel 2009".

Per il 2010 la situazione non sembra destinata a restare la stessa. "Difficilmente - ha affermato l'Ufficio Studi di Confcommercio - nei prossimi mesi si potrà tornare su dinamiche analoghe a quelle registrate nei mesi estivi del 2009". E all'inizio del 2010 "la dinamica inflazionistica potrebbe registrare una nuova risalita, anche tenuto conto dei rincari già previsti per alcuni prezzi: tariffe del gas, canone Rai e autostrade, tra le voci principali", ha segnalato l'Isae. Intanto, per il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, il dato dell'Istat è "una buona notizia" ma "é anche lo specchio della crisi, del profondo rosso dell'anno appena trascorso".

fonte: Ansa.it

mercoledì 30 dicembre 2009

Moody’s: la classifica ” dell’altra miseria”


Siamo abituati a sentire la famosa agenzia americana Moody’s che stila ogni anno la classifica della ricchezza delle Nazioni in base al loro Pil
Quello che non sentivamo così spesso è  l'indice della miseria.
O meglio quest'anno per la prima volta l'hanno chiamato l'indice dell'«altra miseria».
Cosìè: non è nient’altro che la sommatoria di due sotto-indicatori che sono il deficit fiscale e il tasso di disoccupazione attesi per il 2010.
Al primo posto troviamo: la Spagna che raggiunge una cifra del 20% di disoccupazione e dove la crisi immobiliare è stata la peggiore del pianeta.
A seguire ci sono la Lettonia e la Lituania, anche loro falciate dalla crisi internazionale, per poi passara a Irlanda e Grecia dove i conti pubblici sono allo sfascio.

Scudo fiscale: gettito record.

 

Con lo scudo fiscale sono rientrati 95 miliardi, oltre 6 punti di prodotto interno lordo. Il gettito per l'Erario è di 4,75 miliardi, uno in più di quello utilizzato per coprire alcune voci previste in Finanziaria. Ci sarebbero quindi le condizioni per il decreto sugli incentivi e per abbassare le imposte. Il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas annuncia che il 2010 sarà l’anno della riforma fiscale e del taglio alle tasse «ma la spesa pubblica va ridotta».

Dal ministero è venuta una nota molto chiara su questo punto: «Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo». Per quanto riguarda la riapertura dei termini, l'aliquota dell'imposta sostitutiva è stata portata dal 5% al 6% per chi rimpatrierà i capitali entro fine febbraio e al 7% per chi lo farà entro fine aprile. Quanto al gettito previsto secondo fonti bancarie potrebbe essere di ulteriori 30 miliardi. È stato fatto anche un bilancio dei rientri effettuati dai big del credito. Si tratterebbe di oltre 23 miliardi ottenuti sommando i risultati realizzati da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bnl, Banco Popolare e Ubibanca.

Per Intesa Sanpaolo il dato è relativo alla dichiarazione fatta da Corrado Passera in prossimità della prima scadenza (15 dicembre). Non cambia la cifra neanche Unicredit che ha indicato in 4,5 miliardi i capitali rientrati dei quali la stragrande maggioranza (circa 90%) è rappresentata da rimpatri fisici. Ai due big si aggiungono gli oltre 2 miliardi del Monte dei Paschi che sottolinea come abbia assistito la clientela, in buona parte nuova, senza la capillare presenza all'estero che caratterizza i principali concorrenti. Altri 2 miliardi di rimpatri sono stati realizzati dalla Bnl. A fronte di questi risultati diventa più probabile il decreto incentivi per gennaio.

Oltre all'auto (il Gpl e il metano), gli incentivi interesserebbero anche gli elettrodomestici e le cucine ma non quelle di lusso. Queste misure richiederebbero rispettivamente 300 milioni e 150 milioni di euro. Sul tappeto anche incentivi per le macchine utensili (altri 100 milioni). Attualmente sono previste detrazioni fiscali del 20% per l'acquisto di elettrodomestici fino a un massimo di 10 mila euro purchè però rientrino nelle ristrutturazioni.

venerdì 11 dicembre 2009

Italia in forte ripresa, secondo l’Ocse

Il superindice dell'economia Ocse di ottobre rileva la ripresa delle economie dei vari paesi, con "Canada, Francia, Italia, Germania e Regno Unito che registrano un recupero più forte rispetto al mese passato", grazie alle componenti finanziari e alla fiducia nel business. A ottobre, in particolar modo in Italia, il miglioramento è stato pari a 1,1 punti su base mensile a quota 106,5 punti e a +12,5 punti su base annuale.

Fonte: tgcom

mercoledì 9 dicembre 2009

Dubai: nuovi timori


Crescono i timori per la crisi di Dubai. Il timore e' che i debiti a rischio siano quasi il doppio dei 26 miliardi di dollari che Dubai World intende ristrutturare. Si parla di quasi 47 miliardi di dollari, una cifra che coinvolgerebbe anche ad altre societa' finora rimaste ai margini della temuta insolvenza. Finora i debiti da ristrutturare sono ufficialmente 26 miliardi di dollari e riguardano soprattutto il colosso immobiliare Nekheel, le cui passivita' nel primo semestre sono cresciute del 7,2% a 20 miliardi di dollari e che le perdite ammontano a 3,65 miliardi di dollari. Tuttavia ci sono almeno altre 5 societa' che potrebbero annunciare a breve la propria impossibilita' ad onorare le scadenze sui debiti. Si tratta di Istithmar, Draydocks, Dubai Financial, Dubai Holding Investment e Dubai International Capital. In questo caso i debiti a rischio salirebbero a quasi 35 miliardi di dollari. Ieri la Istithmar World, il colosso che detiene le partecipazioni internazionali di Dubai World, ha perso W Hotel, la sua catena di alberghi a Manhattan, che e' stata venduta per soli 2 milioni di dollari a un'asta di pignoramento. Istithmar fa sapere che questa operazione non rientra nella ristrutturazione del debito di Dubai World e la stessa Itsithmar e' stata esclusa dalla ristrutturazione. "Siamo dispiaciuti - dice un portavoce della societa' - che il creditore abbia scelto questa strada, visti i progressi che erano stati fatti nel negoziato per la ristrutturazione dei debiti di W Union Square". Istithmar aveva acquistato la catena di hotel per 282 milioni di dollari nel 2006. Gli alberghi sono stati acquisitati per 2 milioni di dollari da LEM Mezzanine, un fondo di private equity legato alla societa' immobiliare Lubert-Adler Partners. Intanto il Financial Times fa sapere che un'emissione di bond della Dubai Electrity and Water Authority da 2 miliardi di dollari, con scadenza nel 2036, potrebbe essere riscattata in anticipo il prossimo 14 dicembre, quando scade anche il bond islamico da 4 miliardi di dollari di Dubai World. La crisi di Dubai rischia dunque di allargarsi a macchia d'olio e ieri il governo ha fatto sapere che la gia ' annunciata ristrutturazione da 26 miliardi di dollari impieghera' piu' di sei mesi per essere portata a conclusione. Nel frattempo, sempre ieri, l'agenzia internazionale Moody's ha declassato il rating di sei societa' di Dubai World, portando a livello junk e cioe' 'spazzatura' il rating di Dp World, uno dei gioielli di Dubai, la societa' che controlla 49 grandi porti in tutto il mondo e che non rientra ufficialmente nella ristrutturazione. Se anche Dp World dovesse risultare a rischio di default, il debito da ristrutturare salirebbe a 46,7 miliardi di dollari.
lunedì 30 novembre 2009

Banca d’Italia: presentata una guida per i mutui.

 

Dopo le ultime vicende finanziarie e la crisi che non ci lascia respirare, la Banca d’Italia a deciso di fornire una guida pratica e fatta di semplici parole per tutti i cittadini che decidono di chiedere un prestito, ma ancora di piu’ per tutti coloro che decidono di chiedere un mutuo.

I cittadini devono muoversi tra numerose offerte del mercato e non sanno ancora quale puo’ essere la soluzione migliore tra il tasso variabile, fisso o misto di cui si parla sempre pochissimo ma che viene sottoposto in alcuni casi all’attenzione dei clienti che si rivolgono a istitutivi credito.

Il mutuo è suddiviso in due parti: una con il tasso fisso, una con il tasso variabile. Il doppio tasso è consigliabile a chi preferisce una soluzione intermedia tra il tasso fisso e il tasso variabile, equilibrando vantaggi e svantaggi di ciascuno. In alcuni casi gli enti pubblici possono contribuire al pagamento degli interessi del mutuo.

Le imposte e le agevolazioni fiscali sussistono quando il mutuo è concesso da una banca, il cliente paga un’imposta pari al 2% dell’ammontare complessivo, o allo 0,25% nel caso di acquisto della “prima casa”.

L’imposta è trattenuta direttamente dalla banca, per cui la somma percepita dal cliente è inferiore all’importo concesso. Se il mutuo è concesso da un’impresa non bancaria, per esempio una società finanziaria, le condizioni sono meno favorevoli. Ci possono poi essere altre imposte legate all’iscrizione dell’ipoteca o ad altri adempimenti.
Gli interessi pagati per un mutuo ipotecario per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell’abitazione principale sono detraibili dall’Irpef.

Per restituire il denaro si parla anche di piano di ammortamento. È importante, per i mutui che sono o potrebbero rimanere a tasso fisso per tutta la durata del contratto, chiedere all’intermediario di poter esaminare il piano di ammortamento.

Il piano di ammortamento è il progetto di restituzione del debito. Il piano stabilisce la data entro la quale tutto il debito deve essere pagato, la periodicità delle singole rate (mese, trimestre, semestre) e i criteri per determinare l’ammontare di ogni rata. Esistono diversi meccanismi di restituzione del finanziamento.

In Italia, il piano di ammortamento più diffuso è il metodo cosiddetto “francese”: la rata prevede una quota capitale crescente e una quota interessi decrescente. All’inizio si pagano soprattutto interessi; a mano a mano che il capitale viene restituito, l’ammontare degli interessi diminuisce e la quota capitale aumenta. La variazione della composizione della rata in quota capitale e quota interessi può incidere sulle detrazioni fiscali, il cui importo può quindi cambiare di anno in anno.

Tutte le informazioni utili al cittadino sono disponibili sul sito della Banca d’Italia.

domenica 29 novembre 2009

Generali spezza il mattone


Generali Ass. in manovra anche sul mattone. Una volta portata a termine l'incorporazione delle controllate Alleanza e Toro, il gruppo assicurativo si sta ora concentrando sul portafoglio immobiliare. Dopo aver dato vita a due veicoli di diritto lussemburghese che investiranno in Europa e nel Nord America, la compagnia ha infatti deciso di mettere mano a Generali Properties, la controllata che custodisce proprieta' immobiliari per 24 miliardi e che gestisce i fondi Scarlatti, Cimarosa, Eracle e Mascagni.


In particolare, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, di recente e' stata approvata la scissione parziale di Generali Properties, guidata dall'a.d. Giancarlo Scotti, a favore di Iniziative Sviluppo Immobiliare, societa' controllata al 100% da Alleanza Toro (che a sua volta fa capo al gruppo triestino). L'operazione prevede "l'assegnazione del compendio aziendale", come si legge nelle carte ufficiali di Generali Properties (a sua volta partecipata al 75% dalle Generali e per il restante 25% da Alleanza Toro), che ha un valore patrimoniale complessivo di oltre 736 milioni. Nel dettaglio, oggetto del trasferimento infragruppo sono 878 quote del fondo immobiliare chiuso Cimarosa che hanno un valore contabile di 227,9 milioni, 201 quote del fondo Scarlatti (56,6 milioni), 10 immobili di proprieta' sparsi fra Trieste, Firenze, Bari, Venezia e Gorizia (iscritti a bilancio per 115 milioni) e le partecipazioni totalitarie detenute nelle societa' immobiliari Prumus (256,3 milioni), Assitimm (44,7 milioni) e Heracles (22,2 milioni). Infine sara' conferito il 49% detenuto in Valore Immobiliare srl (12,8 milioni), una joint venture con il gruppo Ligresti (Milano Ass. e Immobiliare Costruzioni). red/vz

Fonte: milano finanza
sabato 28 novembre 2009

Dubai fa tremare l’ europa

 

A Dubai c’è stato un vero terremoto. Finanziario, questa volta. La richiesta del fondo governativo Dubai World di sospendere per i prossimi sei mesi il pagamento del debito da 59 miliardi di dollari con le banche, ha scosso tutte le piazze finanziarie internazionali che in un solo giorno (il 26 novembre) hanno bruciato 152 miliardi di euro. Il fondo Dubai world, tanto per capirsi, sta costruendo vere e proprie città nella città come Jumeirah village, Jumeira Island, Park e Heights e sta completando anche la realizzazione della Palm Jumeirah che sorge davanti alla Marina. In più Dubai World si occupa anche del completamento dell’aeroporto emiratino.
La crisi, scoppiata in parte anche perché è venuta meno la promessa di copertura finanziaria da parte non solo dell’emirato ma anche della vicina Abu Dhabi, riguarda prevalentemente i debiti contratti per i numerosi e costosi progetti immobiliari che lo sceicco di Dubai, Ahmed bin Saeed al-Maktoum, ha messo in cantiere negli ultimi cinque anni e che, complice anche la crisi internazionale, sono rimasti senza credito e, soprattutto, senza acquirenti.
Quello che resta da capire è soprattutto che tipo di impatto avrà sul mercato italiano questa crisi. Se ne avrà uno. L’Italia in realtà non è uno dei paesi principali investitori nell’emirato arabo anche se nel settore immobiliare più di una società aveva cercato un approdo a Dubai. Tra questi Gabetti, Professione casa, ma anche Volpes e Multiplata. Servirà tempo e pazienza perché la situazione si riprenda. Forse più dei sei mesi richiesti per la moratoria dei debiti.

giovedì 26 novembre 2009

Moratoria mutui L’Abi pensa a un tetto di 120mila euro


L’Abi e le associazioni dei consumatori stringono per arrivare a una soluzione condivisa sulle procedure per la moratoria dei mutui riservata alle famiglie in difficoltà. Gli uffici sono al lavoro e l’accordo potrebbe essere trovato già a metà dicembre. Con l’obiettivo di partire a inizio 2010: se non dal primo gennaio, come ha detto il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, almeno dal 15.


Restano tuttavia alcuni punti sui quali manca l’accordo tra l’Abi e i consumatori: dal tetto massimo del valore del mutuo ai requisiti per godere della moratoria. Quest’ultima sospenderà per 12 mesi le rate dei mutui delle famiglie colpite da licenziamenti o cassa integrazione. La piattaforma prevede che la sospensione si applichi ai mutui «erogati a persone fisiche» fino a un valore massimo di 120mila euro (inizialmente il tetto era 100mila euro), relativi all’abitazione principale. Sono compresi mutui sottoscritti per costruire o ristrutturare la casa. Il documento sottoposto alle associazioni prevede però che la moratoria non valga per i mutui per i quali si siano registrati ritardi di pagamento di almeno 90 giorni.
mercoledì 18 novembre 2009

Il «Financial Times» loda Tremonti: «Grazie a lui l’Italia ha i conti a posto»


Tenere la barra dritta nei conti pubblici non procura simpatie in Parlamento, ma fa guadagnare posizioni nella classifica dei migliori ministri europei delle Finanze, stilata dall’occhiuto Financial Times. La Bibbia della city londinese promuove Giulio Tremonti al quinto posto della graduatoria: un salto alla Bob Beamon, visto che solo un anno fa il nostro ministro dell’Economia si trovava verso fondo classifica, al sedicesimo posto.
Non è facile migliorare le posizioni in tempo di crisi, e che crisi. Ce l’hanno fatta Tremonti e la vincitrice francese Christine Lagarde, settima lo scorso anno e addirittura ultima nel 2007. Al nostro ministro dell’Economia il Financial Times riconosce la «guida piuttosto ferma» delle finanze pubbliche italiane, «notoriamente poco docili». La forte performance di «mr Tremonti», aggiunge ilFinancial Times, dimostra come le cose possano cambiare in tempi di crisi: negli anni passati, l’Italia navigava nelle parti basse della classifica, e due anni fa la Francia era addirittura all’ultimo posto. Quest’anno, invece, Christine Lagarde svetta in testa alla graduatoria grazie al fatto che l’economia francese si è rivelata la più resistente alla tempesta economica e finanziaria, anche grazie a una politica fiscale che ha «tempestivamente evitato una più profonda recessione». L’annus horribilis considerato dal quotidiano britannico - dal settembre 2008 allo stesso mese del 2009 - ha invece colpito duramente il vincitore dello scorso anno, il finlandese Katainen, precipitato al dodicesimo posto insieme con l’economia del suo Paese.
«Nonostante i conflitti politici interni - scrive il Ft - Tremonti ha tenuto lustra la reputazione fiscale dell’Italia». Quinto in classifica generale, il nostro ministro mantiene la stessa posizione per quanto riguarda la valutazione economica generale (variazione del Pil, deficit, disoccupazione); scende all’ottavo posto nella speciale graduatoria anticrisi (misure specifiche ed exit strategy); finisce al tredicesimo per quanto riguarda la percezione a lungo termine dell’economia. Del resto, i problemi strutturali del nostro Paese - a partire dal debito pubblico - non li scopre il Financial Times. Per inciso, vale la pena di ricordare che nel periodo del centrosinistra - per la precisione, si trattava del governo Prodi - il ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa si aggiudicò la maglia nera nel 2006 e il terz’ultimo posto nel 2007. «Non mi sento bocciato», dichiarò Tps. In ogni caso, non era stato promosso. L’ultimo della classifica 2009 (sono diciannove i ministri finanziari presi in considerazione su ventisette) è l’irlandese Brian Leniham.
Il successo del ministro delle Finanze francese è anche legato «alla sua determinazione nelle risposta coordinata alla crisi», spiega Marco Annunziata, capoeconomista di Unicredit e componente della giuria. Alla signora Lagarde, insieme con il successo, arriva anche un avvertimento da parte dei giornalisti del quotidiano londinese: «Neppure il premio del Financial Times può garantire il lieto fine».

Fonte: ilgiornale.it
sabato 14 novembre 2009

Formigoni: usciremo dalla crisi anche grazie alle super-regioni


«Ci attendiamo che la crisi ci restituisca un mondo diverso e che ne usciremo con un ruolo rafforzato delle Regioni». Roberto Formigoni punta molto sulla rete di relazioni internazionali che hanno come epicentro la Lombardia. C’è chi la chiama Onu delle Regioni, e forse la definizione è un po’ enfatica, ma certamente gli argomenti al centro dei colloqui sono di primaria importanza: sanità, capitale umano e ambiente. Temi che saranno al centro dei colloqui della prossima settimana al Pirellone. 
«È il forum delle quindici Regioni più innovative del mondo. le Regioni più avanzate possono portare un contributo alla causa dello sviluppo del mondo» dice Formigoni. Il prodotto interno lordo complessivo delle aree coinvolte è di cinquemila miliardi. Il governatore affonda il piede sull’acceleratore federalista: «Puntiamo a un federalismo più spinto possibile, competitivo e solidale. I figli più bravi è bene farli studiare di più, perché portino a casa risultati positivi anche per i propri fatelli». 
Insomma, nessun antagonismo con Roma. «Il governo nazionale è pienamente coinvolto nell’iniziativa, anche perché nessuno la ritenga un’idea strana». Tra i progetti agevolare la libera circolazione dei cervelli: «Il nostro obiettivo è arrivare a un aumento del 25 per cento dei flussi, anche coinvolgendo aziende e imprese per gli stage».
Il forum mondiale delle Regioni (intese nel senso estensivo di «entità subnazionali») si terrà a Milano dal 19 al 21 novembre. Sarà appunto l’occasione per riunire «i quindici motori del mondo», come li definisce il presidente della Regione. Oltre alla Lombardia, partecipano altre quattro Regioni europee (Baviera, Ile de France, Regione di Madrid, San Pietroburgo), cinque Regioni americane (California e Illinois dagli Stati Uniti, Nuevo Leon dal Messico, San Paolo dal Brasile e Buenos Aires dall’Argentina), una dall’Africa (Gauteng del Sudafrica), tre dall’Asia (Dubai dagli Emirati Arabi Uniti, la cinese Shangai e Singapore), una dall’Australia (New South Wales, ovvero la Regione di Sydney). Il Forum si articolerà in due sessioni plenarie politiche (quella di apertura e quella conclusiva, cui interverrà il ministro degli Esteri, Franco Frattini) e tre sessioni tematiche (sempre in seduta plenaria, dedicate a capitale umano, sanità e welfare, ambiente ed energia).
Per ciascuno di questi tre grandi temi, sanità, ambiente e capitale umano, l’obiettivo è costituire altrettante reti, o network, in grado di favorire la circolazione di conoscenze, best practices, brevetti. «La nostra idea è di usare il web e realizzare una struttura leggera, non costosa, perché tutto avverrà per via telematica e gli incontri si renderanno necessari solo raramente» assicura Formigoni.
Tra le iniziative di maggiore attualità l’agenzia ambientale che metterà in rete le quindici regioni più ricche del mondo. Il forum al Pirellone, ricorda Formigoni, si svolgerà quindici giorni prima del summit di Copenaghen sull’ambiente: «Inquinamento globale e locale non sono la stessa cosa. In determinati contesti, la diminuzione dell’inquinamento globale può far peggiorare le condizioni ambientali locali». Un esempio di conflitto di interessi ecologico sono i biocombustibili, meno inquinanti quando vengono prodotti ma più inquinanti quando vengono utilizzati, perché liberano più polveri dannose a livello locale.

Fonte: il giornale.it
mercoledì 11 novembre 2009

Crisi, l'allarme di Confcommercio: "Nel 2010 20mila negozi in meno"


Affitti, bollette, servizi bancari e l'assicurazione obbligatoria pesano per il 40 per cento sul totale delle spese delle famiglie italiane. Questo il quadro dipinto dall'Ufficio studi Confcommercio nella ricerca «Il commercio dentro la recessione» presentata a Roma. In particolare, le spese fisse sono passate dal 23,3 per cento del 1970 al 38,8 per cento del 2008. E per il 2011 si prevede un ulteriore, seppur lieve, incremento, arrivando al 39 per cento.
Secondo l'indagine le spese obbligate a carico delle famiglie italiane sono cresciute nettamente nel corso degli anni: nel 1970 il loro peso sugli esborsi totali era circa la metà (23 per cento). Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha giudicato molto negativo il dato: «Tra il 2000 e il 2008 i consumi pro-capite sono cresciuti in media di appena lo 0,5 per cento l'anno, mentre ormai le spese obbligate assorbono quasi il 40 per cento della spesa complessiva». Sangalli ha sottolineato inoltre, come sui consumi pesi anche la tassazione: «la pressione fiscale complessiva rimane oggi inchiodata intorno al 43 per cento».
«I dati chiariscono che tanto nel lungo termine quanto nell'analisi per sotto-periodi - ha spiega Mariano Bella, direttore dell'Ufficio studi - vi è stato un drenaggio continuo di risorse dai settori dei beni commercializzabili, quelli che passano dai negozi e sono scelti liberamente dai consumatori, ai settori totalmente o parzialmente protetti: l'indice dei prezzi delle spese obbligate in quasi 40 anni è cresciuto di circa 27 volte, quello dei commercializzabili di 16 volte, ovvero poco più della metà. I beni alimentari hanno un'inflazione ancora più bassa».
mercoledì 4 novembre 2009

Auguri Presidente Obama: un anno dall'elezione.


Oggi è il primo anniversario dell’elezione di Obama.
 In realtà il presidente americano ha iniziato a governare solo il 20 gennaio 2009, ma la data è simbolica e permette un primo bilancio del suo operato. Recentemente abbiamo parlato della sua politica estera, ora è il caso di tentare un consuntivo sulla sua gestione dell’economia.
obama changeUn anno fa la sua sembrava una missione impossibile: il sistema finanziario mondiale era sull’orlo del fallimento, mentre l’economia mondiale, trascinata da quella americana, galoppava verso la recessione più pesante degli ultimi 70 anni. Oggi la situazione appare decisamente migliore: il «credit crunch» è stato evitato e la crisi, benché pesante, non è paragonabile a quella del ‘29. «Il peggio è passato», proclamano gli economisti. Bravo Obama, dunque. ma è davvero così?
Il presidente degli Stati Uniti ha sì salvato il paziente da morte quasi certa, ma ricorrendo a cure pesantissime e senza riuscire a estirpare il male che, come un tumore, rischia di riemergere in futuro. Vediamo perché.
1) il salvataggio dell’economia Usa è avvenuto a un costo esorbitante, tutto a carico dello Stato. Il deficit pubblico galoppa a due cifre, mentre il debito, che nel 2008 era pari al 70% del Pil, è salito al 90,4%, pari a un aumento di venti punti percentuali in dodici mesi e con la prospettiva di salire al 101% nel 2011. Sono livelli non lontani da quelli italiani. Non mi sembra un gran risultato, tanto più che l’esiguo risparmio degli americani non consente di finanziare l’acquisto di una massa immensa di Treasury bonds. Dunque l’America è ancora più dipendente dall’estero e in particolare dalla Cina.
2) Il dollaro. Come può la moneta di un Paese in rosso per 13mila miliardi di dollari rimanere la valuta di riferimento mondiale? La risposta è semplice: non può. Questo 2009 rischia di essere ricordato come il primo di un ridimensionamento strutturale del dollaro, che in un futuro non lontano appare destinato a perdere il proprio ruolo di moneta di scambio e di riserva, come accaduto alla sterlina nel dopoguerra.
3) La recessione. Nell’ultimo trimestre il Pil americano è salito a sorpresa del 3,5%, ma grazie soprattutto ai colossi incentivi pubblici varati da Obama, che stanno finendo. Una bella iniezione di cortisone, e poi? Il paziente resta piuttosto debole. La disoccupazione ha toccato il 9,8% e potrebbe arrivare al 12%, il mercato immobiliare è asfittico, l’economia privata (quella vera, non drogata dallo Stato) resta anemica.
4) C’è un solo settore che va benissimo: quello finanziario. Obama aveva promesso il cambiamento e la fine dello strapotere delle lobby soprattutto bancarie. È accaduto esattamente il contrario. Il presidente capisce poco di finanza, per sua stessa ammissione, e ha nominato Timothy Geithner ministro del Tesoro, a Larry Summers superconsigliere economico, confermando Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, ovvero si è affidato a tre economisti espressione del mondo che Obama voleva combattere e che infatti hanno fatto gli interessi di Wall Street. La Borsa è salita, ma dopo che le autorità hanno cambiato i criteri contabili delle società, permettendo di nascondere i debiti inesibigili.
Le banche Usa hanno incassato 700 miliardi di dollari in sovvenzioni statali, oggi sono più forti e potenti di prima. Nonostante le polemiche sui bonus, i banchieri incasseranno nel 2009 premi per 140 miliardi di dollari, dieci in più rispetto al 2007, mentre le annunciate riforme sono rimaste sulla carta. Finanza creativa, derivati, esposizione al rischio, trasparenza: tutto è rimasto come prima.
5) Del suo programma originario Obama ha mantenuto l’impegno a incentivare forme di energia più pulite e un’economia più verde. Troppo poco e con modalità ancora vaghe. La tanto decantata Obamanomics non si vede. E il presidente più che innovare, per ora conserva. Con un rischio sempre più evidente: quello di una nuova bolla di Borsa che forse proprio in questi giorni sta esplodendo.
Non riesco proprio a festeggiare e resto molto cauto sulla salute dell’economia americana e dunque di quella mondiale. A torto o a ragione?

In ripresa la richiesta di mutui USA




Segnali di ripresa per il settore immobiliare, almeno con riferimento alle richieste di mutui che sono tornate a crescere dopo il calo delle ultime rilevazioni. Sulla base di dati forniti dalla Mortgage Banker’s Association si è appreso che nell’ultima ottava l’indice relativo alle richieste di mutui si è attestato a 608,3 punti, con un progresso dell’8,2%.
Ancor più significativa la crescita messa a segno dalle domande di rifinanziamento che sono salite del 14,5%, mentre le richieste per l’effettivo acquisto di un immobile si sono mosse in controtendenza con un calo dell’1,8%. 
martedì 3 novembre 2009

Tregua mutui? Favorite solo le Banche-




“Tregua mutui da 8 miliardi”  La cattiva notizia però è che i disoccupati e i cassintegrati con prestiti personali non sono ricompresi, e infatti la cifra stimata di 110 mila famiglie è piuttosto esigua, e inoltre la proposta governativa originaria era di diciotto mesi. Inoltre Luca Fornovo su “la Stampa” a pagina 3, nell’articolo “Così i banchieri si mettono al riparo dalle insolvenze”, evidenzia il lato B della cosa: gli istituti di credito, e il loro presidente Abi Corrado Faissola,  non sono statri mossi da considerazioni filantropiche, ma pratiche. E concernenti i bilanci delle proprie casse: se il mutuo è congelato per un anno non finisce al passivo. Il quotidiano torinese che pure apre in prima con “Moratoria sui mutui - Rate sospese per un anno a chi è in difficoltà” è l’unico quotidiano a sottolineare con siffatta veemenza il rovescio della medaglia. Visto che siamo sul quotidiano del Lingotto rimaniamoci per l’altra notizia economica del giorno: “Sorpresa Fiat: il triemstre è in utile”. Sia pure solo di 25 milioni di euro, contro i 460 e fischia della trimestrale corrispondente del 2008. Cala invece il fatturato del 15,9% , e si attesta a quota 12 miliardi di euro, rispetto allo stesso periodo del 2008 come fa rilevare il “Sole” in prima pagina sotto il titolo “Una Fiat a 25 milioni - Fatturato in frenata”. E nella prima pagina del dorso “Finanza e Mercati” si parla nel titolo anche dell’incognita per gli incentivi del 2010 da parte del governo. Già, perché la Fiat produce utili e fatturato soprattutto con “l’aiutino” da parte della collettività. Sulla prima del “Sole” si completa il panorama economico della giornata con “Dollaro a 1,50 euro e petrolio a quota $ 82 - Allarme per l’export” e con , a proposito di credito, la notizia che lo “zar” Usa dei bonus chiede  un taglio del 90%  dei superstipendi. Possiamo anche prendere un’altra notizia dalle agenzie di ieri che davano conto di una levata di scudi, fiscali, dei commercialisti che chiedono al governo di usare  i proventi dello “scudo” famigerato per sostenere le Pmi e i professionisti. Magari abolendo l’Irap voluta da Prodi. “Ci sono chiari segnali di una fuoriuscita dell’Italia dalla fase acuta della crisi - si legge nel loro documento -  addirittura più velocemente di altri Paese europei. Ma i mesi che verranno per PMI e professionisti saranno comunque difficili. La finanziaria va rafforzata, con interventi mirati a sostenere questi due pilastri del nostro sistema economico. A cominciare dall’abolizione dell’Irap. Un proposta che noi avanziamo da tempo e che ora, notiamo con piacere, non è più un tabù.”  Vedremo se questa vox clamans resterà nel deserto.  A proposito di richieste al governo, va segnalata, dal “Foglio”, la notizia della conferenza stampa bipartisan, che si terrà oggi alla sala stampa della Camera dei deputati, con Marco Pannella e il direttore di Radio radicale Massimo Bordin, per sostenere un emendamento alla finanziaria per il rinnovo della convenzione all’emittente pannelliana che svolge un impareggiabile servizio pubblico per cittadini e  addetti ai lavori e che non si ferma alle aule paralmentari ma entra anche nelle più importanti aule di tribunale italiane. A proposito delle quali oggi, ed è la notizia politico giudiziaria del giorno che apre ad esempio quotidiani come il “Corriere della sera” che vi dedica le prime nove pagine , va segnalata l’ennesima inchiesta che coinvolge Clemente Mastella e  consorte. Quest’ultima è stata “esiliata” dalla Campania con provvedimento cautelare del gip di Napoli. Il titolo del quotidiano di via Solferino in proposito è il seguente: “Napoli, scandalo assunzioni”. Ci sono sessantatre indagati ed emerge un altro “papello”, quello delle raccomandazioni, con una classifica di “raccomandanti”. Tra essi, oltre a Mastella, De Mita e Bassolino, c’è anche l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. La “Repubblica” dedica l’apertura a questa inchiesta con il titolo “Corruzione, terremoto a Napoli”, ma su “libero” Davide Giacalone fa notare che, oramai dal 1992 a oggi, in ogni campagna elettorale il copione di arresti e inchieste eccellenti si ripete a orologeria. “Repubblica” dedica anche un titolo a un’altra inquietante notizia del giorno che viene dal social network “facebook”: “In 12 mila su Facebook: uccidiamo Berlusconi. Alfano: pericolo grave. Indaga la procura”. Ciò che però dal titolo non viene fuori è che in questo caso la procura di Roma per iniziare a indagare ha praticamente atteso l’input dell’attuale ministro di Grazia e Giustizia, che già ieri in mattinata parlava di “inaudita istigazione al reato”. In certi casi l’obbligatorietà dell’azione penale non ha scansioni così scontate, in altre parole. Tornando ai Mastella, il “Riformista” oggi titola con “MalaCampania”, sottolineando, come fa da vari giorni a questa parte, le magagne del partito democratico in loco. Oggi chiudiamo con una notizia che peraltro apre la prima del “Giornale” e che può essere considerata come un “cadeaux” al conduttore del famoso “processo del giovedì”, cioè Michele Santoro: “Santoro si fa la villa col condono”. “Il fustigatore dei costumi - spiega l’occhiello - compra casa da un milione di euro ad Amalfi. Problema: c’è un abuso e la regolarizazione viene negata da 23 anni. Ma per lui la giunta di sinistra fa il miracolo”. Il titolo e l’occhiello dicono tutto: anche Michele tiene famiglia. E forse il piano casa del Cav (che è in Russia per una visita “segreta” a Putin, e un quotidiano come “Europa” addirittura ipotizza scenari da Le Carrè) fa comodo anche a lui.
venerdì 23 ottobre 2009

La proposta viene dall'ABI

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